Diario di una cam girl senza rimpianti «L’ho fatto per scelta ma molte sono costrette»
I guadagni facili, le ore al telefono, i rischi e la voglia di normalità La ferrarese Scanavini ha raccontato in un libro la sua esperienza
IL PERSONAGGIO
Fantasie erotiche soddisfatte online, consigli dispensati a sconosciuti per telefono e biancheria intima spedita in giro per il mondo. Fare la “cam girl” significa anche questo: creare rapporti, avere estimatori e soddisfare le bizzarrie altrui. Lo sa bene Grazia Scanavini, ferrarese che ha scelto di raccontare questo capitolo della sua vita in “Ho fatto la cam girl” (ed. Effetto). Il libro è fresco di stampa e racchiude una storia rimasta per anni tra lei e il web.
Scanavini, come si è avvicinata a questo mondo?
«Anni fa ho cominciato a occuparmi di relazioni interpersonali e sessuali e, approfondendo i vari ambiti della ricerca, ho scoperto il mondo delle cam girl. Ho parlato con diverse ragazze per cercare di capire il loro ruolo in tutto questo e per comprendere il funzionamento di questa pratica, poi, ho scelto di provare io stessa a fare la cam girl».
Come funziona?
«Basta veramente poco. Con un computer o un telefono si può raggiungere tutto il mondo. Ho creato un nickname e ho scelto una piattaforma. All’inizio credevo di poter “contare” gli utenti ma ben presto ho scoperto che dopo pochi minuti il materiale era già stato rilanciato su siti esterni che riprendevano le mie dirette e le caricavano rendendole visibili in tutto il mondo».
Può essere pericoloso.
«Esatto. Mio marito, i miei familiari erano al corrente di ciò che facevo, ma pensate a chi lo fa di nascosto, e viene riconosciuto».
Quali sono le cose più richieste?
«Le fantasie che vanno per la maggiore sono quelle che hanno a che vedere con il rischio di essere scoperti. L’arrivo improvviso del marito a casa, l’ingresso del capoufficio nella stanza… e poi le chiacchiere. Stavo un’ora davanti alla videocamera e altre sei al telefono pagata per ascoltare persone e dispensare consigli».
Perché ha deciso di scrivere un libro su questa esperienza?
«Mi sono avvicinata alla scrittura anni fa. Dopo il diploma in scienze dell’educazione ho lavorato per alcuni anni come infermiera e poi ho rilevato una tabaccheria. Nei momenti vuoti - aggiunge - ho iniziato a scrivere e a contattare case editrici per proporre il mio manoscritto. Gli amici un po’ ridevano di questa passione ma nel 2010 è uscito “La ragione dei sensi” (ed. Rusconi) e l’anno successivo ho vinto il premio Fiuggi come miglior romanzo erotico italiano».
E dieci anni dopo eccoci qua, con una storia vera.
«Sì, non avevo intenzione di pubblicare questa storia, ma durante il lockdown sono stata contattata da donne che si trovavano senza lavoro e che mi chiedevano come iniziare l’attività di cam girl, ho cercato di scrivere qualcosa di utile, una sorta di vademecum relativo a questo mondo virtuale che viaggia parallelo a quello di tutti i giorni».
E chiusa l’ultima pagina cos’ha pensato?
«Ho letto e riletto il testo perché non volevo lasciare nulla al caso, non volevo che le mie parole potessero in qualche modo ferire la sensibilità altrui. Io ho fatto la cam girl per scelta ma ci sono tante donne costrette a farlo, anche solo per pagare l’affitto, le bollette o fare la spesa».
Si sente cambiata dopo questa esperienza?
«Ho acquisito una grande autostima, essere ricercata e apprezzata fa piacere a tutte. Ho visto facili guadagni; io e le mie amiche ci siamo pagate una cena mettendo in mostra i nostri tacchi a spillo con il cellulare sotto al tavolo del ristorante e ho venduto biancheria usata… soprattutto però ho capito che ciò che si cerca in un rapporto online è molto più vicino alla normalità di quanto si pensi. Ho scritto questo libro non per stupire ma per raccontare il mio stupore di fronte a questo mondo virtuale». —
Cinzia Berveglieri
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