Cronaca di un amore Così Venezia ricorda il maestro Antonioni a 14 anni dalla morte
La seconda edizione della rassegna cinematografica “Classici fuori Mostra”, organizzata dalla Biennale di Venezia, si terrà nella città lagunare da domani al 20 agosto al Teatro Piccolo arsenale, un importante anticipo, grazie ai capolavori del passato presentati, della 78ª Mostra Internazionale d’arte cinematografica che avrà inizio l’1 settembre al Lido per concludersi l’11, sempre diretta da Alberto Barbera.
Saranno presentati tredici classici recentemente restaurati dalle principali cineteche di tutto il mondo, in versione originale con sottotitoli in italiano. Particolari facilitazioni riguardano gli studenti, i giovani che è giusto abbiano un approccio più che mai ravvicinato col grande cinema internazionale del passato, maestro di quello del presente e del futuro.
Grandi, grandissimi i cineasti riproposti “al meglio”: fra essi – si va da Pietro Germi a Jean-Pierre Melville, a Fritz Lang a Sidney Lumet a Scorsese, per citarne alcuni – spicca il ferrarese Michelangelo Antonioni con il suo primo lungometraggio, Cronaca di un amore, opera di poco più di settanta anni fa, interpretata da Massimo Girotti e Lucia Bosè, che sarà visionato domenica 8 agosto.
IL NEOREALISMO
Sabato scorso era il 14esimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta quasi contemporaneamente a un régisseur del suo rango – benché di tutt’altre corde – Ingmar Bergman.
Ed è molto giusto ricordare alcune delle sue affermazioni circa questo «suo primo figlio su pellicola», espresse, fra altre, in una bellissima intervista che gli aveva fatto il critico Lino Micciché, proprio sull’argomento del Neorealismo e poi trasmessa integralmente,a tarda notte, su Rai 3 da Enrico Ghezzi ormai tanti anni fa. «Il Neorealismo - disse il regista - ci aveva insegnato a seguire i personaggi con la macchina da presa, Ladri di biciclette era un grande film in cui la macchina da presa rimaneva sempre all’esterno dei personaggi. Io invece di questo mi ero stancato, non potevo più sopportare il tempo reale; sono partito da un’altra osservazione. Mi sembrava fosse più importante fermarsi sul personaggio, dentro il personaggio, per vedere di tutto ciò che era passato, guerra e dopoguerra, tutti i fatti che ancora continuavano ad accadere, ecco, cos’era rimasto di tutto questo dentro i personaggi. Quali erano non dico le trasformazioni della loro psicologia o del loro sentimento, ma i sintomi di quella evoluzione e la direzione nella quale cominciavano a delinearsi i cambiamenti e le evoluzioni nella psicologia e nei sentimenti e, forse, anche nella morale di queste persone. Cronaca di un amore è la cronaca intima di un amore in due tempi, un sondaggio nell’animo di due personaggi». —
Maria Cristina Nascosi
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