I due eroi di Tradate La storia poco nota di cognato e nipote del poeta Govoni
L’alpino Dorligo Albisetti medaglia d’argento cadde in Russia Il papà Andrea capostazione salvò molti ebrei nel Varesotto
Il 23 maggio 1943, con una certa sorpresa, comparve nella rubrica “Albo della gloria” del Corriere Padano un trafiletto dedicato a un cittadino di Tradate (Va) caduto in Russia: il capitano degli Alpini Dorligo Albisetti. Ma per quale motivo si parlava, nella cronaca di Ferrara, dell’eroica morte di Albisetti? Perché il caduto era figlio di padre ferrarese, nonché nipote del poeta Corrado Govoni, nato a Tamara.
Albisetti (8/12/1912 - 11/12/1942), comandante della 112ª Compagnia del battaglione “Val Chiese” (6º Reggimento Alpini – Divisione “Tridentina”) cadde in Russia nel dicembre del 1942 dopo aver meritato la medaglia d’argento al Valor Militare durante la battaglia di Kotowsky (settembre ’42), a cui partecipò, nei ranghi del Btg. “Vestone”, anche un giovane sottotenente, Raffaele Pansini, destinato a divenire un illustre clinico nonché preside dalla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università ferrarese. Pansini avrebbe poi descritto in maniera particolareggiata il combattimento nel suo libro “Martino e le stelle- Storie di uomini e di penne d’aquila” (Grafiche Zanini, Bologna, 2002).
EROICO
Come dice la motivazione della medaglia, Albisetti “caduto il comandante di una compagnia fucilieri con la quale si trovava a cooperare, ne assunse il comando, riuscendo a raggiungere le ultime difese nemiche, dopo aver espugnato numerose posizioni”. E il capitano Biagio Festini, suo commilitone, nel secondo volume di “Fronte russo: c’ero anch’io” (Mursia, 1983), curato da Giulio Bedeschi - indimenticato autore di “Centomila gavette di ghiaccio”- lo definisce «valido ufficiale, solidamente tempratosi nella campagna d’Albania».
Terminato il secondo conflitto mondiale, quando ormai un velo d’oblio era sceso sulle vicende belliche, le spoglie del capitano Albisetti, a cui nel frattempo erano stati intitolati un trofeo di tiro a segno e una via a Tradate, furono recuperate e rientrarono in Italia, con tutti gli onori, nel 1998.
LA FAMIGLIA
Finora ben poco si sapeva dei genitori di Dorligo: Andrea, ferroviere nato a Ferrara l’11 aprile 1885, e Wanda Bartoli, nata a Cesenatico il 25 dicembre1886.
L’unica notizia degna di nota relativa al padre di Dorligo riguardava una sorella di Andrea, Teresa Albisetti, consorte di Corrado Govoni, che era particolarmente affezionato ai figli del cognato Andrea: Dorligo e Sarayevo. I nomi possono apparire curiosi, ma corrispondevano al desiderio del genitore di chiamarli con località che aveva conosciuto presumibilmente per motivi di lavoro: San Dorligo della Valle e Sarajevo (anche se, agli atti del comune di Tradate, il nome del fratello minore risulta, per l’esattezza, Sarayevo).
Ora invece apprendiamo che alcune recenti ricerche hanno gettato una luce nuova e inaspettata sul nostro conterraneo, che negli anni della Seconda Guerra Mondiale era capostazione a Tradate e a cui è stato dedicato anche un libro, “Il capostazione di Tradate” di Alessandra De Fiori (Editrice Dialoghi).
Albisetti, vista la persecuzione contro gli ebrei, apprende che un giovane tradatese, il 13enne ebreo Oscar Sternfeld, rischia l’arresto a causa di un commento pronunciato contro il regime. Che fare? Albisetti non ha dubbi e, per salvarlo, inizia a leggere in controluce gli ordini di arresto che giungono ogni giorno alla stazione ferroviaria tra i plichi della posta governativa. I plichi, infatti, arrivavano di sera e venivano ritirati il giorno dopo. Così facendo riesce ad avvisare Oscar e a dargli il tempo di mettersi in salvo.
In seguito il coraggioso capostazione aiuterà anche la famiglia Diena, in fuga da Milano, a nascondersi presso una locanda del luogo. Arriverà inoltre, rischiando l’arresto (o peggio) ad agire sugli scambi dei binari, riuscendo a impedire l’arresto di Edgardo Levy, parente degli Sternfeld, arrivato a Tradate con la famiglia per cercare rifugio e tentare di raggiungere la Svizzera. Levy riuscirà a salvarsi, grazie ad Albisetti, mentre la moglie e i figli saranno purtroppo deportati.
LE RICERCHE
Le vicende che videro come silente protagonista Andrea Albisetti sono state ricostruite attraverso una scrupolosa ricerca storica e grazie alle le testimonianze raccolte dall’Associazione studi storici Tradatesi, guidata da un giovane ricercatore del luogo, Federico Colombo, non a caso proveniente da una famiglia di alpini. Ma certamente, oltre agli episodi che sono stati ricostruiti, ne sono accaduti altri di cui si è persa traccia. Stando alle ultime ricerche dovrebbero essere almeno ventisette le persone salvate da Albisetti. Persone che devono la propria salvezza all’umile eroismo di uno sconosciuto capostazione ferrarese che, dopo aver perso un figlio in Russia, non esitò a mettere coraggiosamente in gioco se stesso e la propria famiglia.
Un capostazione che, dopo la guerra, mai menò vanto del proprio operato, venuto alla luce solo per caso dopo un oblio di quasi ottanta anni. E che, a cinque decenni dalla morte (avvenuta a Cesenatico, dove si era sposato nel 1912, il 18 luglio del 1971) merita di essere considerato un “giusto”: uno dei tanti che mai conobbero la luce dei riflettori o assursero alla ribalta della cronaca.
Forse potremmo concludere che, se esiste la “banalità del male”, non manca, per fortuna, come nel caso di Andrea Albisetti o di Giorgio Perlasca, anche la “banalità del bene”.
Mario Gallotta
(giornalista e alpino)
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