Se la regina diventa detective Paiato e “Il nodo Windsor”
Royal Estate al Baluardo: spettacolo in due puntate in scena oggi e mercoledì Il romanzo tradotto da Pavani: «Dimensione parallela al tempo del lockdown»
Samuele Govoni
Si intitola Il nodo Windsor lo spettacolo in scena oggi e mercoledì alle 21 a Ferrara Off (viale Alfonso I d’Este) con Maria Paiato. La pièce, che si inserisce nella saga The Royal Estate al Baluardo, è tratta dall’omonimo romanzo di SJ Bennett, tradotto per Mondadori dalla ferrarese Monica Pavani. È proprio lei a raccontare il percorso che l’ha portata prima a tradurre la storia e poi a metterla in scena insieme a Margherita Mauro e Giulio Costa.
Com’è stato tradurre “Il nodo Windsor”?
«Un piacevole tuffo nella traduzione, dove mi trovo sempre a nuotare nel mio elemento, anche se ogni volta devo ideare nuove tecniche e trovare chiavi diverse di accesso. In particolare per questo libro di SJ Bennett (autrice inglese come Alan Bennett, di cui anni fa ho tradotto l’esilarante Sovrana lettrice per Adelphi), è stato un rientro nelle atmosfere della Royal Family e dell’ironia tipicamente british».
Conosceva già questo libro? Che storia è?
«No, e nemmeno SJ Bennett. Il nodo Windsor è il primo giallo di una serie ideata dall’autrice dove sua maestà la regina diventa investigatrice segreta di crimini compiuti nelle varie residenze. Nel “Nodo” siamo al castello di Windsor, dove un pianista russo viene trovato morto in circostanze oscure, che chiamano in causa delicati equilibri interni e internazionali, complicando il lavoro dei servizi segreti inglesi».
Tradurre un romanzo non è mai cosa facile, per lei che lavoro è stato?
«Per me tradurre un libro implica sempre l’immersione in un mondo, soprattutto quando, come in questo caso, l’ambientazione è molto precisa e dettagliata, connotata da molti riferimenti culturali. In più questo romanzo che Mondadori mi ha affidato nell’estate 2020 ha rappresentato una dimensione parallela in cui ho potuto rifugiarmi durante i faticosi lockdown, mentre continuavo comunque il mio lavoro di insegnante».
Si è “avvicinata” alla famiglia reale?
«Le sfide di questo bel libro sono state tante e piacevolissime. Mi sono documentata sulla “terminologia reale”, e qui la magnifica serie “The Crown” è stata il mio pane quotidiano; poi mi sono molto concentrata sui dialoghi, che sono brillanti e a tratti comici (soprattutto quelli fra la regina e Filippo) ma che hanno richiesto tantissime riscritture. Fondamentale è stata la collaborazione dell’autrice, alla quale mi sento ormai legata da un rapporto di amicizia».
Dalla carta al palcoscenico. Ha partecipato alla selezione dei testi o ha lasciato campo libero?
«Margherita (Mauro, ndr) ha fatto una prima accurata selezione del testo, che è parecchio lungo. E poi c’è stato l’intenso lavoro di Giulio Costa che, oltre ad avere un acutissimo occhio registico, ha un’innata capacità di scandagliare le opere letterarie in profondità. Io sono intervenuta solo alla fine, quand’era necessario ragionare insieme su alcuni passaggi».
Che lavoro ha svolto sul testo Maria Paiato?
«Come Ronconi aveva intuito, Maria è un’autrice a tutto tondo, nel senso che sprofonda nel testo interrogandolo in ogni passaggio logico, di tono, di sfumature emotive, perché il lavoro che fa quando si confronta con un’opera non è “recitarla” ma darle vita, facendoti dimenticare di essere in teatro». Posti limitati, ingresso da 5 a 12 euro con prevendita online; prezzi in cassa 13 euro. Per informazioni e dettagli: www.ferraraoff.it.
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