La Nuova Ferrara

La Russiola va in Cina Il progetto di rilancio procede a gonfie vele

Davide Bonesi
La Russiola va in Cina Il progetto di rilancio procede a gonfie vele

Tre imprenditori hanno ripreso a produrla nell’area del Delta Un sommelier racconta la storia su una rivista specializzata

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Davide Bonesi

Il più antico vigneto della nostra provincia che rinasce grazie all’impegno di alcuni imprenditori vinicoli del territorio. Un giovane sommelier ferrarese che realizza un articolo in una importante rivista sulle eccellenze gastronomiche ed enologiche italiane destinata al mercato cinese, dedicando un ampio servizio su questo vino ritrovato. La Russiola o Rossiola gode così di un momento di celebrità. Si tratta di un vitigno antichissimo e semisconosciuto ed è la varietà viticola più antica del territorio ferrarese e uno dei più antichi d’Italia, coltivato nel territorio vallivo Comacchiese, territorio enoico che dà origine a quelli che son definiti vini delle sabbie, perché vengono prodotti da vitigni coltivati nel bel mezzo di terreni sabbiosi del Delta, a un passo dal mare, ed esclusivamente (come pochi nel mondo) ancora a piede franco e quindi non innestati con il piede (radice) americano, in quanto il terreno sabbioso su cui vengono coltivati filtrano con facilità l’insetto della fillossera, evitando così l’attacco di questo alla radice. La Russiola o Rossiola fa parte del Consorzio del Bosco Eliceo ed è stata inserita solo nel 2020 nel repertorio delle biodiversità autoctone regionali dell’Emilia Romagna, ma nonostante ciò non può essere ancora dichiarata con il suo nome originario nei registri ampelografici dai produttori e, inoltre, non ha mai fatto parte del disciplinare dell’unica Denominazione di origine controllata della provincia ferrarese e cioè la Doc Bosco Eliceo.

LA RINASCITA

È proprio il sommelier in questione, Marco Simoni, a raccontarci la genesi di questo progetto, partito nel 2013, quando tre grandi personaggi del settore agroalimentare della nostra provincia, per l’esattezza Sandro Colombi (ricercatore e conferitore agricolo di Lido Spina), Marino Fogli (storico vignaiolo di Porto Garibaldi) ed Emanuele Mattarelli (produttore di Vigarano Mainarda), hanno dato vita a un’idea lungimirante, che mira al mantenimento della produzione tradizionale della Russiola unendo le proprie forze imprenditoriali e conoscitive nella creazione di un’unica etichetta denominata “L’Ursiola” composta da 100% Russiola in purezza e che a oggi risulta l’unica produzione da questo vitigno trovabile in commercio. «Grazie alla proposta di Valentina Tenaglia - dice Simoni -, ho avuto la possibilità di scrivere in questa rivista chiamata “_ 19youbao”, prodotta da Wine Channel srl e con la redazione a Pescara. Curo una rubrica intitolata “Autochthonous”, dedicata appunto agli autoctoni italiani meno conosciuti. Non potevo non parlare di un vino della mia terra d’origine, peraltro un rosé ed è stato un orgoglio raccontare la storia di questo vitigno e di questi tre imprenditori che hanno deciso di produrlo e metterlo in commercio. Peraltro, era un vino che conoscevo perché l’enoteca Brindisi dove ho iniziato era fra i pochi locali dove si poteva (e si può) trovare questo vino».

LA CINA

Chiaramente, quando si dice Cina si pensa a un mercato enorme, una vera e propria miniera d’oro per le aziende del settore enogastronomico italiane, ma non è certo il caso della Russiola. «Chiaramente la produzione è troppo piccola per pensare di esportare questo vino in Cina, riservato in particolare a ferraresi e turisti (si parla di appena un ettaro di terreno con una resa di ottanta quintali di uva per una produzione di massimo 1.000 bottiglie oltre a 700 litri di vino sfuso; ndr). Ma il ritorno di immagine per il territorio è notevole, sia per Ferrara che per la provincia e fino alla costa, perché la rivista è rivolta soprattutto agli operatori turistici e si sa quanta importanza stanno avendo le produzioni agroalimentari per chi viene a visitare il nostro Paese», dice Simoni.

IL FUTURO

La prima etichetta ufficiale di vino L’Ursiola è datata 2015, mentre dal 2016 è stato avviato l’iter burocratico per poter inserire il vitigno tra quelli autoctoni Doc.

Il progetto partito dai tre imprenditori è arrivato dunque fino alla Cina, ma non intende fermarsi qui. «Con Mattarelli, Colombi e Fogli c’è un ottimo legame. Se il primo lo conosco da anni, con gli altri due il contatto è dipeso proprio dal progetto Russiola. Peraltro Fogli ha barbatelle spontanee di questo vitigno nei propri terreni di oltre quarant’anni ereditate dai propri avi e nei filari del nonno ci sono ancora le viti con i pali in legno, come una volta. Prossimo step? Il passo successivo è quello di coinvolgere le amministrazioni comunali interessate, in primis Comacchio visto che la Russiola si trova nel Delta del Po, ma anche Ferrara e Vigarano Mainarda. I primi contatti sono partiti, penso sia importante lavorare per un progetto complessivo di valorizzazione territoriale - e turistica - legata a questo antico vitigno», conclude Simoni.

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