Noa e Gil Dor in concerto a Comacchio «Col mio jazz canto i valori in cui credo»
Domani il live per Emilia Romagna Festival. La musica, il coronavirus e l’Afghanistan: l’artista si racconta
L’INTERVISTA
«Porteremo sul palco tutta la nostra magia e le canzoni di Afterallogy, un album intimo che racchiude i valori in cui crediamo». Sono le parole di Noa, cantante e percussionista israeliana, che domani sera con Gil Dor si esibirà a Comacchio nell’ambito dell’Emilia Romagna Festival. In attesa del concerto che si terrà domani alle 21.15 a Palazzo Bellini, Noa si racconta a la Nuova.
Com’è nato il disco “Afterallogy”?
«Nei mesi più duri della pandemia, quando era vietato uscire e fare concerti dal vivo, io e Gil ci siamo dedicati alla creazione di questo disco. Ho sempre voluto fare un album così. Il jazz è una parte importante delle nostre vite e delle nostre carriere. Per la prima volta io e Gil compariamo insieme in copertina, un tributo alla nostra amicizia che dura da 32 anni e al linguaggio che abbiamo sviluppato».
Come lo definirebbe?
«È un album di jazz intimo. Questo disco racchiude semplicità, modestia, eccellenza musicale, libertà e coraggio. Questi per me sono valori fondamentali che indicano la strada per il futuro; sono le lezioni post Covid-19 che l’umanità deve imparare».
Cosa le piace del jazz?
«Il jazz è un atteggiamento, uno stato d’animo, libertà ed eccellenza. Sono cresciuta con il jazz e il teatro musicale a New York; è un linguaggio naturale per me. Gil è uno dei più importanti chitarristi jazz israeliani».
Come vi siete incontrati lei e Gil?
«Ci siamo incontrati alla Rimon School of Jazz e musica contemporanea, che Gil ha co-fondato, la nostra prima uscita internazionale è stata prodotta dal leggendario musicista jazz Pat Metheny, e siamo stati invitati ad esibirci in decine di festival jazz nel corso degli anni».
Questo progetto avrà un seguito? Un volume 2?
«Non lo so. Nel mondo post coronavirus nulla è stabile, prevedibile o normale. Difficile dire ora con certezza quale sarà il mio prossimo progetto».
Come ha vissuto i mesi della pandemia?
«Su due livelli. Da un lato mi sono preoccupata molto per il mondo, il mio Paese, per i miei genitori e per tutti coloro che amo. Dall’altro ho avuto modo di riposarmi e concentrarmi sulla mia famiglia e la mia musica. Mi mancavano i concerti, il pubblico, ma dopo trent’anni sempre in giro avevo bisogno di una pausa».
E com’è stato?
«Bello. Ho passato molto tempo coi miei cari, abito a duecento metri dal mare e ci andavo tutti i giorni. Ho fatto cose che rimandavo da tanti anni e mi è piaciuto fare dirette da casa per supportare ospedali e centri medici. Ho cercato di fare la mia parte e, in mezzo a tutto questo, ho creato anche il mio nuovo album».
Oltre alla musica si è sempre distinta anche per il suo impegno per la pace. Cosa pensa di quanto sta succedendo in Afghanistan?
«La situazione in Afghanistan è tragica, penso che l’unica cosa che possiamo imparare è che il vero cambiamento deve venire dall’interno, e non può essere imposto da forze esterne, anche quando c’è buona volontà. Penso che questa sia anche un’opportunità, ancora una volta, per sollevare la questione dell’industria internazionale delle armi, quanto sia cinica e terribile. Gli stessi Paesi che combattono il terrorismo, forniscono armi ai regimi terroristici. Quando si fermerà?».
Che concerto sarà quello di domani?
«Saremo Gil Dor e io, soli sul palco, a fare la nostra magia. Un programma molto diversificato, che presenta il nuovo album ma accompagna anche il pubblico in un viaggio musicale che abbraccia l’ampiezza e l’ampiezza del nostro mondo creativo. Siamo entusiasti di essere con voi».
In caso di maltempo il concerto, organizzato col sostegno del Comune di Comacchio, si terrà nella sala polivalente “San Pietro”, via Agatopisto 7. L’ingresso è gratuito e la prenotazione consigliata, si svolgerà nel rispetto delle norme anti Covid. Per informazioni e dettagli: 0542.25747.
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