La Nuova Ferrara

UN CLASSICO SU RAIDUE 

Torna Coliandro l’ispettore più amato e sconclusionato «Ma così è umano»

Torna Coliandro l’ispettore più amato e sconclusionato «Ma così è umano»

Quattro episodi da cento minuti: come dei veri e propri film Accanto a Giampaolo Morelli personaggi fissi e new entry

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A quindici anni dal suo debutto e a tre dall’ultima apparizione, per la gioia degli adoratori di Giampaolo Morelli nei panni del poliziotto che più sconclusionato non si può, il 15 settembre, in prima serata su Rai2 torna “L’ispettore Coliandro”. Per la sua ottava stagione la serie di derivazione letteraria ideata da Carlo Lucarelli, prodotta da Rai Fiction con Garbo Produzioni e diretta dai Manetti Bros (stavolta al 50 per cento con Milena Cocozza, già aiutoregista della serie) sfodera quattro serate e altrettanti episodi da cento minuti l’uno, confezionati come film tv a sé stanti: Intrigo maltese, Il fantasma, Il tesoro nascosto e Kabir Bedy.

Insieme alla squadra storica di personaggi fissi (accanto a Morelli ci sono come al solito Paolo Sassanelli, Veronica Logan e, tra gli altri, Max Bruno) nella serie ambientata a Bologna -che ridendo e scherzando tocca temi cruciali come il razzismo, Cosa Nostra e l’integralismo islamico - stavolta entrano in gioco delle new entry come Sabrina Impacciatore e Nicoletta Romanoff.

Nel primo episodio “Intrigo maltese” la prima, nei panni della blogger investigativa maltese Thea Zahra che secondo Coliandro parla come «l’Ivan Drago del “ti spiezzo in due” di Rocky IV» e alla quale riserva il tormentone «sicuramente non è bella ma è, come si dice, un tipo» lavora su un traffico internazionale di cittadinanze. Nella storia spiccano anche Giovanna Di Rauso e Denis Fasullo nei panni di Ciucciù e Papalli, due surreali killer vegani, ecologisti, smielatamente innamorati ma assai spietati.

«Le serie tv spesso si snaturano a causa dell’ansia di rinnovarsi. Noi, al contrario, abbiamo puntato a non cambiare nulla, il mio Coliandro è un’icona e non deve trasformarsi». Lo ha detto Giampaolo Morelli nell’incontro stampa di presentazione dell’ottava stagione dell’Ispettore Coliandro, che potrebbero preludere a una nona stagione: «Non dipende da noi ma dalla Rai, se ci vuole ci siamo». Morelli ha sottolineato il linguaggio sempre innovativo della serie, spiegando quindi che «Coliandro è un poliziotto che subisce angherie, ha l’ambizione di lavorare in serie A ma resta in B e non viene mai creduto dai colleghi, anche se poi i casi li risolve sebbene aiutato dalla fortuna».

Un poliziotto dal volto molto umano («prende molti schiaffi nella vita, come tutti noi, ma ha la capacità di rialzarsi») premiato nel 2015 dal Siulp, sindacato di polizia, come personaggio delle forze dell’ordine più credibile in tv: «Chi è in divisa mi dice spesso che Coliandro è tale e quale a un collega – ha raccontato Morelli – mentre i telespettatori comuni sono quasi degli ultrà. È successo anche che una signora si sia inginocchiata davanti a me, implorando una nuova stagione».

Gioie e dolori dell’identificazione con un personaggio televisivo. Sono quelle provate da Giampaolo Morelli, 46 anni, attore, regista, sceneggiatore, scrittore e conduttore, da quindici nei panni dell’ispettore Coliandro: «Sarò sempre riconoscente a Coliandro e finché ce la farò fisicamente – ha chiarito – lo interpreterò. Mi ha dato tanto, anche se in alcuni momenti mi ha anche tolto qualcosa: quando è stato sospeso non ho lavorato per tre anni e ho pensato anche che non l’avrei mai più fatto».

Per gli addetti ai lavori, ha continuato Morelli, ero considerato «troppo Coliandro» o comunque attore di fiction: «Non avevano capito che Coliandro è una serie molto più vicina al cinema che alla tv – ha chiarito –, comunque non sono mai arrivato a odiare il mio personaggio e sono ripartito da zero, con provini per piccoli ruoli, finché sia io che Coliandro siamo stati capiti».



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