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Ferrara, Ariosto eterno cantore dei sentimenti umani: «Ancora dopo secoli ci riconosciamo in lui»

Samuele Govoni
Ferrara, Ariosto eterno cantore dei sentimenti umani: «Ancora dopo secoli ci riconosciamo in lui»

Esce “Rime per il canzoniere”, volume divulgativo sul poeta. La curatrice: «I versi dominati dall’amore per Alessandra»

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FERRARA. Rabbia, amore, gioia e tormento sono solo alcuni dei temi affrontati da Ludovico Ariosto. Oltre al celeberrimo Orlando furioso e alle Satire il poeta scrisse anche una serie di rime per un canzoniere che poi non uscì mai. Quei testi, ai più sconosciuti, sono stati riletti e commentati da Giada Guassardo, giovane ricercatrice e curatrice del libro Ludovico Ariosto. Rime per il canzoniere. Il volume, edito da La nave di Teseo, uscirà giovedì.

Guassardo, come nasce “Rime per il canzoniere”?

«Il progetto è nato l’anno scorso grazie a una conversazione con Ermanno Cavazzoni, che si era incuriosito alle rime di Ariosto mentre stava curando la sua introduzione alle Satire. Ci siamo trovati d’accordo sulla bellezza di questi testi poco conosciuti e, inoltre, sulla loro difficile accessibilità al lettore interessato ma privo degli strumenti esegetici adeguati per apprezzarli. Da qui l’idea, accolta con entusiasmo da Elisabetta Sgarbi, di realizzare un commento pensato per il grande pubblico».

Quali sono i temi ricorrenti nell’Ariosto?

«L’amore è tema ricorrente nelle sue opere, ed è dominante nelle rime. Ariosto descrive varie situazioni, arrivando a toccare vertici di straordinario realismo e a offrire quasi istantanee di vita quotidiana. Rispetto a molti autori dell’epoca, più aderenti alle convenzioni poetiche, Ludovico conferisce un’impronta personale: si capisce che scrive ispirato dall’esperienza, in particolare dalla sua storia d’amore con Alessandra Benucci».

Perché rispetto ad altre opere questi scritti sono rimasti in un angolo per molto tempo?

«Ariosto lavorò a lungo alle rime, giungendo a un certo punto a organizzarle in un canzoniere, ma non volle pubblicarle. Probabilmente si rendeva conto delle singolarità del suo stile, oppure si sentiva più un narratore che un poeta lirico (immediato era stato il successo del Furioso). Ma ci sfiora anche il sospetto che non volesse esporsi in quanto innamorato: Ludovico era molto geloso della sua vita privata, tanto da mantenere il riserbo più assoluto sulla sua relazione con Alessandra».

Quando e come è nata la sua passione per Ariosto?

«Leggendo il Furioso durante l’adolescenza. In seguito ho approfondito la conoscenza di Ariosto nei miei studi a Pisa (all’Università e alla Scuola Normale), e proprio a queste rime ho dedicato successivamente la tesi di dottorato all’università di Oxford. Tutto ciò ha suscitato, a sua volta, un interesse più generale per la letteratura ferrarese».

Quanto sono attuali le sue opere?

«L’attualità è il segreto del suo fascino. Ariosto è acuto osservatore tanto della natura umana, quanto della storia: nel Furioso queste componenti sono incorporate in una narrazione fantastica, mentre le Satire e (in maniera molto diversa) le rime sono quasi esperimenti di autoanalisi, dove il poeta si mette a nudo. Ma sia che parli di sé, di una figura storica o di un personaggio fittizio, è sempre in grado di cogliere gli aspetti universali dei comportamenti dell’uomo».

In questi testi l’autore indaga le passioni umane. Siamo davvero cambiati nel corso dei secoli, oppure no?

«Forse non molto, se si considera che a distanza di cinquecento anni siamo ancora in grado di amare Ariosto e riconoscerci in ciò che lui scrive».

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