Ferrara città domenicana
Cade quest’anno l’ottavo centenario della morte di San Domenico di Caleruega, avvenuta a Bologna il 6 agosto 1221. La ricorrenza, sottolineata da una lettera di Papa Francesco, è in corso di celebrazione a Bologna presso la basilica di San Domenico dove è venerato il suo corpo nella splendida arca marmorea di Nicolò dell’Arca, affiancata da due angioletti reggitorce, rispettivamente di Donatello e di Michelangelo. La Ferrara religiosa non dovrebbe rimanere indifferente in questa circostanza. Purtroppo l’imponente chiesa di San Domenico (sec. XIV) sembra attualmente essere in attesa di crollare più che di interventi di restauro; è del tutto scomparso l’altro convento con la chiesa di S. Maria degli Angeli (sec. XV).
STRADE CITTADINE
Dei tre monasteri femminili di domenicane – S. Caterina Martire (fine ’200), S. Caterina da Siena (fine ’400), S. Rocco (sec. XVI) –, il ricordo resta affidato al nome di un paio di strade cittadine. La presenza domenicana a Ferrara, avvalorata dal tribunale dell’Inquisizione, è legata anche alla devota pratica del Rosario, diffusa e promossa dai Domenicani: la statua della Madonna del Rosario è nel fastigio della facciata di S. Carlo, quasi a protezione dei fedeli – oggi leggi: automobili – che percorrono il corso della Giovecca. Esponenti di alto livello dell’ordine domenicano furono legati al mondo ferrarese. Il b. Venturino da Bergamo (+1346) attraversò la città a capo di un pellegrinaggio di penitenti verso Roma – il romeaggio –, al grido di “Penitenza, pace e misericordia” ma sotto il bersaglio di bande di masnadieri, non alieni a fare “strazio delle belle donne come fussero pecore”.
RESTAURO E MEMORIA
A Francolino, in occasione di un suo viaggio a Chioggia, un misterioso giovane, dopo averlo rifocillato, gli fece passare il Po conducendolo alla meta e infine disparendo. L’ideale domenicano attrasse Girolamo Savonarola, il Domenicano più celebre e certo il più controverso nella storia dell’ordine: la mattina del 24 aprile 1475, mentre la città festeggiava il suo celeste patrono S. Giorgio, egli si dirigeva a piedi alla volta del convento di S. Domenico a Bologna, lasciando una lettera al padre dove motivava la sua volontà di abbandonare un mondo dominato dal vizio, dall’ingiustizia e dal peccato. Infuocato predicatore in varie città, predicò anche a Ferrara dimorando saltuariamente nel convento di S. Maria degli Angeli. Scomunicato dal papa Alessandro VI il 12 maggio 1498, il suo contestato ministero fiorentino si concluse il 23 maggio con l’impiccagione e il rogo in piazza della Signoria. Il restauro del monumento del Savonarola, eretto il 23 maggio 1875, opera del centese Stefano Galletti, in questo ottavo centenario della morte di S. Domenico, possiamo forse vederlo anche celebrativo dell’ideale domenicano che, quasi con violenza, arrise all’irruento fra Girolamo.
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