La Nuova Ferrara

LA GIORNATA a venezia 

L’omaggio a Ezio Bosso e il film sul Circeo al festival “della ripresa”

L’omaggio a Ezio Bosso e il film sul Circeo al festival “della ripresa”

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VENEZIA. «Volevo evocare una presenza e non un ricordo». Così Giorgio Verdelli, regista di “Le cose che restano” ha presentato in conferenza stampa il suo docufilm su Ezio Bosso, ieri in scena fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, nelle sale come evento cinematografico soltanto il 4, 5 e 6 ottobre e quindi in tv, prodotto da Sudovest Produzioni, Indigo Film con Rai Cinema. Verdelli aveva pensato di titolare inizialmente “Nonostante tutto” il docufilm sull’artista scomparso un anno fa, a 48 anni, per una malattia neurodegenerativa che non era riuscita però a intaccare minimamente la sua voglia di arte e di comunicazione, decidendo poi di puntare su “Le cose che restano”, «perché se è vero che un grande artista non muore mai e restano le sue opere, nel caso di Bosso restano anche le sue parole», ha chiarito Verdelli che ha scelto come voce narrante del suo film lo stesso Bosso raccogliendo, aiutato anche dalla famiglia dell’artista, le sue riflessioni, le interviste, i pensieri in un flusso di coscienza con cui si svela e fa entrare lo spettatore nel suo mondo, come in un diario. Bosso racconta, prima e durante la malattia, le sue umili origini, del suo innamoramento totale, già a quattro anni, degli inizi da contrabbassista, seguiti dal pianoforte e dalla direzione d’orchestra. Le sue esecuzioni magistrali all’arena di Verona, a Londra, sono intervallate dalle sue frasi celebri, da «per fare il musicista ci vuole lo stomaco di un camionista, l’allegria di un’entraneuse e la calma di un monaco buddista» a «la musica è magia non a caso i direttori hanno la bacchetta», passando per «la musica si può fare solo in un modo, come la vita: insieme», rivolta alla platea del Festival di Sanremo dove approdò nel 2016, con la sua carrozzella spinta sul palco dell’Ariston dal conduttore Carlo Conti. Interessanti e toccanti le testimonianze della fidanzata, del fratello e della sorella di Bosso. Il docufilm è stato uno dei momenti salienti della giornata del Festival del cinema che ha visto anche l’attesa presentazione del film “La scuola cattolica” di Stefano Mordini (fuori concorso, in sala dal 7 ottobre con Warner) che rievoca la violenza del branco dei ricchi fighetti dell’estrema destra Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira che umiliarono e seviziarono Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, uccidendo quest’ultima e risparmiando, loro malgrado, la prima che si finse morta. Tratto dal libro di Edoardo Albinati (Rizzoli, Premio Strega 2016), compagno di scuola dei tre violentatori, quello stesso San Leone Magno al quartiere Trieste di Roma, la scuola cattolica appunto, tutta maschile allora, che fu l’ambiente in cui maturò tutto.

Nel film Jasmine Trinca, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Giulio Pranno, Fausto Russo Alesi, Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi, insieme a un cast di giovani promettenti attori.

Tra i film in concorso ieripresentata “La Caja” del messicano Lorenzo Vigas, Leone d'oro 2015 con “Ti guardo”, un film sull'assenza del padre . A margine della presentazione un primo bilancio del festival numeri parlano di una edizione in ripresa rispetto allo scorso anno: 23.713 biglietti venduti al 5 settembre (erano 13.162 nel 2020 e 28.741 a fine mostra 2019), 676 abbonamenti (281 nel 2020), 9.800 accrediti (6.908 nel 2020, 12.800 nel 2019).

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