Il rigido Pinna incontra il dionisiaco Fellini Al Pac gli scatti del fotografo sui set dei film
Apre oggi al Padiglione d’arte contemporanea la mostra con 140 tra fotografie e disegni ma anche riviste d’epoca
L’INIZIATIVA
Cosa accomuna un sardo di La Maddalena e un riminese? Il mare, prima di tutto. Ma anche, in un caso di rare e pregiate affinità elettive intercorse fra due personalità del’900, un coniugio artistico di prim’ordine, come testimonia la mostra allestita al Padiglione d’arte contemporanea, dal titolo “Nel mondo di Fellini. Franco Pinna fotografo di set” (aperta da oggi a 7 novembre 2021).
Il fotografo di set scatta immagini sulla scena durante la lavorazione del film, utili per pubblicità e documentazione: Pinna (1925-1978, bella la voce a lui dedicata da Marco Andreani nel Dizionario biografico degli italiani, 2015) fu tra i migliori in quest’arte. Si ha l’impressione che un uomo come lui, sardo petroso innamorato del Sud Italia lasciato dalla guerra tutto stracci e bellezza, impegnato in politica, voglioso di riscatto e nuovi progressismi, lavorando con la sua macchina fotografica anche per il cinema avrebbe piuttosto allacciato la sua opera con registi come Germi, Rossellini o, più tardi, Pasolini, come ha percepito anche Vittorio Sgarbi, il quale ha accennato a una tale comunanza inaugurando in queste ore la mostra di Pinna. Invece, Pinna sceglie Fellini, che sta ai suoi antipodi, dionisiaco, autoreferenziale, amante delle aberrazioni, e così era anche il Fellini primigenio, quello meno astratto, più realista/neorealista. Come conciliare la poetica felliniana con quella, lontanissima, del fotografo di scena Pinna? Rispettandone il genio con umiltà e comprensione, e mettendo del suo comunque. Pinna interpretò, con il suo occhio fermo, la visione più concentrata di Fellini, nel mondo fisso e stabile della fotografia, riposta nei contenuti che il movimento dell’azione rende fuggevole.
le opere
Pinna e Fellini, distanti l’uno dall’altro per mille sfaccettature dei loro caratteri che ne differenziavano il tipo di impegno intellettuale, s’intesero tuttavia, e il fotografo (che aveva anche esperienze di cineoperatore) gli rimase accanto durante le riprese di molti suoi capolavori.
Pinna è intimamente fotografo in bianco e nero, anche prima di Fellini e quando Federico passa, a malincuore, al colore (avverrà solo nel 1965, con Giulietta degli spiriti) non si smentisce: il suo è un bianco e nero “dentro” prima che fuori. In mostra al Pac in corso Porta Mare 5 sono esposti 140 esemplari, tra fotografie, fotolibri, disegni, riviste d’epoca, ordinati dall’Archivio Franco Pinna di Roma. Fellini era anche un disinvolto disegnatore, e al Pac si ammirano anche alcune sue opere.
All’inaugurazione di ieri mattina era presente anche il figlio di Franco Pinna, Giuseppe, con il curatore Claudio Domini.
La mostra è organizzata dal servizio Musei d’arte del Comune di Ferrara, dalla Fondazione Ferrara Arte e dall’Associazione Errata Corrige di Bologna. Di fatto si tratta di un ponte lanciato verso la prossima destinazione del Padiglione, quella a Spazio Antonioni, dimensione espositiva e allegorica della storia del cinema italiano nella sua densa personificazione di simboli e stratificazioni tra le arti sorelle, sintetizzate in un unico rappresentante, scrittore/pittore/regista, Michelangelo Antonioni, il ferrarese.
Micaela Torboli
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