Sulle ali dell’Aquila Nava con “Il focolaio” conquista i lettori «Non rassegnamoci»
Il riconoscimento alla giornalista e alla sua inchiesta umana L’autrice: «Perseguiamo la verità, senza non c’è futuro»
«Rassegnarsi significa perdere la speranza e non possiamo permettercelo, soprattutto noi giornalisti. Dobbiamo continuare a informarci e raccontare perseguendo la verità perché senza di essa non c’è futuro». Sono le parole di Francesca Nava che con il libro inchiesta “Il focolaio. Da Bergamo al contagio nazionale” (ed. Laterza, 2020) ha vinto la 57esima edizione del Premio Estense. Il verdetto è arrivato alla terza votazione, con 27 preferenze, e ha messo d’accordo la giuria tecnica presieduta da Guido Gentili e quella popolare. Entrambe si sono riunite ieri mattina al Teatro Comunale Abbado di Ferrara, sede poi della cerimonia pomeridiana. «Sono felice ed emozionata per questa vittoria che mi onora moltissimo», ha detto Nava a caldo subito dopo la vittoria.
Poi ha aggiunto: «Ho scelto di raccontare quattro storie emblematiche di morti da Covid nella bergamasca. Tutte fondamentali per mettere a fuoco quelle che considero le reali criticità del sistema. Sono quelle di Claudio, Marisa, Manuel e Giuseppe: persone dai 40 agli 80 anni. Il racconto del loro calvario e di quello vissuto dai loro famigliari mi ha lacerato a tal punto da non farmi dormire la notte. Una di queste riguarda una parte della mia famiglia: è la storia di Manuel, 47 anni, padre di tre figli, infettatosi sul lavoro a inizio marzo. Morto nel giorno della Festa del Papà. L’ho scritta piangendo di rabbia».
LA CERIMONIA
In gara, accanto a Francesca Nava, anche Alberto e Giancarlo Mazzuca con “Gianni Agnelli in bianco e in nero” (ed. Baldini+Castoldi), Alessandro Sallusti con “Il Sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana” (ed. Rizzoli) e Walter Veltroni con “Labirinto italiano. Viaggio nella memoria di un Paese” (ed. Solferino). Sul palco si sono alternati i quattro finalisti che, intervistati da Cesara Buonamici, hanno presentato le loro opere. Sulla figura di Agnelli Mazzuca ha detto: «È stato un personaggio unico, ha rappresentato il Made in Italy e ha segnato la ripartenza dalle macerie della Seconda guerra mondiale. Oggi – dice – non abbiamo più figure così mitiche e, con tutti i suoi pregi e difetti, è stato un esempio importante». Il microfono è poi passato a Sallusti che, parlando della sua inchiesta, ha annunciato un seguito “in verticale” in uscita l’anno prossimo. «Non penso che a capo di tutto ci fosse Palamara, sto cercando di scoprire chi c’è ai vertici del sistema».
Veltroni, infine, nel presentare il suo volume che racconta l’Italia e gli italiani attraverso i momenti più significativi degli ultimi 75 anni, dal boom economico alla vittoria dei mondiali del 1982, passando per gli anni di piombo, Alfredino e il ponte di Genova, ha detto: «Dopo la guerra l’Italia ha vissuto quindici anni di gioia ed energia. Dalle macerie fisiche e morali si è ricostruito il Paese con allegria e voglia di vivere poi dalla fine degli anni Sessanta le cose hanno iniziato a cambiare. I momenti di passione si sono alternati a periodi di cupezza e tutto è cambiato. Non ho nostalgia degli anni Settanta, un periodo troppo lungo della storia italiana, e dopo la morte di Moro il Paese ha perduto l’equilibro: un equilibro che ancora adesso sta cercando».
I PREMI
Prima della consegna della 57ª Aquila d’oro a Francesca Nava è stato chiamato sul palco Andrea Purgatori; a lui è stato conferito il riconoscimento “Gianni Granzotto. Uno stile nell’informazione” (37ª edizione). «Sono stato sempre molto curioso e con un po’ di fortuna - ha detto Purgatori -mi sono spesso trovato al posto giusto nel momento giusto». Poi ha continuato: «Questa professione è cambiata. Oggi il giornalista è costretto a guardare dalla finestra di un computer un mondo che difficilmente frequenterà e questo è purtroppo un limite enorme. Il futuro del giornalismo sta nella credibilità. Bisogna portare avanti un lavoro indipendente e responsabile». Infine Nava, visibilmente emozionata, ha ricevuto l’Aquila. «“Il focolaio” è il mio primo libro e non mi aspettavo proprio di arrivare a questo premio. Ringrazio Lia Di Trapani e la mia casa editrice perché hanno voluto fortemente questo libro che io - ha detto trattenendo le lacrime - non lo volevo scrivere perché pensavo di non riuscire a scriverlo. È stato molto faticoso. Sono contenta».
Samuele Govoni
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