Pazzi alloggia all’Hotel Padreterno «Il divino ha bisogno dell’umano»
Il romanzo in uscita giovedì. Prima presentazione l’8 ottobre da Libraccio a Ferrara
IL COLLOQUIO
Se i genitori biologici dobbiamo subirli, quelli spirituali possiamo sceglierli nel corso della vita. D’altronde, i grandi padri immortali come Gesù, non hanno confinato il loro amore nei figli del sangue per condividerlo con l’umanità intera. Ma allora cosa significa crescere il prossimo? Nel suo nuovo romanzo, Hotel Padreterno (ed. La nave di Teseo), che da giovedì sarà in tutte le librerie, Roberto Pazzi tenta di rispondere al fatidico quesito, utilizzando il suo vissuto per filtrare un periodo storico in balia del consumismo e della vanità. Giovanni Eterno è il nome che il protagonista sceglie per la sua venuta al mondo, a Roma, dove si nasconde in un vecchio albergo e spia il popolo che più disubbidisce al suo “crescete e moltiplicatevi”.
I TEMI
«La metropoli matriosca – esordisce l’autore – nella quale al Paganesimo è succeduto il Cristianesimo, in sé raccoglie e armonizza Cesare e Cristo. Tuttavia essere una delle culle della civiltà occidentale non è l’unica ragione per cui Dio decide di incarnarsi qui dopo il figlio: oggi l’Italia è il paese che più sta subendo la crisi demografica, quasi la voglia di riprodursi sia venuta meno per una mancanza di proiezione nel futuro. A causa dell’eclissi economica gli italiani si trattengono dal procreare: è la conseguenza diretta dell’essere arrivati tardi al banchetto del capitalismo. Non fare figli per non dividere i beni accumulati. Una delle prime cause di nevrosi è non avere abbastanza denaro per mantenere un tenore alto di vita ed essere così invidiati grazie al culto delle apparenze: la paura di non apparire vincenti, gente di successo».
il volume
Se con L’ombra del padre (2005) a tornare ancora quaggiù era stato il Messia, sempre con “la grande bellezza” alle spalle, in Hotel Padreterno il punto di vista è diametralmente opposto, ma complementare. Il libro comincia con Eterno che salva il piccolo Davide da una malattia mortale durante una corsa della metropolitana, ossia un frangente imprevisto come i capelli fulvi del bimbo e del putto in copertina, un miracoloso fuori programma. Poi l’amore per Anna, la madre diffidente del bambino, gli consente di rivalutare la sua attuale finitezza, assimilandola al concetto di unicità di ogni essere umano.
«Il divino ha bisogno dell’umano. Eterno è persino geloso di Cristo perché ha potuto provare la morte. Attraverso l’incarnazione scopre la dimensione fragile dell’amore, mentre prima era come fosse accecato dal suo stesso sole. In quanto assoluto non poteva comprendere l’apprensione – conclude Pazzi – l’ansia dell’attaccamento a una creatura che cambia e invecchia per poi sparire». Il volume verrà presentato l’8 ottobre alle 18 da Libraccio.
Matteo Bianchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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