La Nuova Ferrara

Il criminologo Varese spiega i cartelli «Chi smercia la droga controlla il territorio»

Matteo Bianchi

Spaccio e criminalità organizzata nel mondo Cataldi all’Apollo presenta “Narcotica” 

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IL COLLOQUIO

Dal Messico alla Colombia, dall’Albania alla Calabria, l’attenzione agli ultimi della catena produttiva della droga è il fulcro di Narcotica. Lungo le rotte della morte (All Around, 2020), il libro che Valerio Cataldi presenta oggi alle 11.30 al cinema Apollo (via Carbone, 35). Il volume è frutto di anni di reportage svolti per il Tg3 e ad accompagnare idealmente il giornalista Rai nei luoghi consumati dal narcotraffico sul palco di Internazionale sarà il ferrarese Federico Varese, criminologo nonché direttore del Dipartimento di sociologia dell’Università di Oxford. «Narcotica affronta finalmente un aspetto inedito del traffico mondiale di stupefacenti, poiché si discute sempre dei signori della droga e mai abbastanza delle vittime, degli indifesi – dice Varese – Cataldi incontra e intervista chi è stato costretto a lavorare le materie prime sin da giovanissimo e in condizioni di schiavitù. I più sono ancora bambini che raccolgono le foglie di coca e le pestano per estrarne l’essenza che sarà poi impacchettata e spedita per essere venduta sotto le nostre case. E sono le organizzazioni che si occupano dello smercio a guadagnare, non chi produce».

Anche se è difficile misurar l’impatto sociale del fenomeno com’è difficile quantificare le tonnellate di prodotto al di fuori di quelle intercettate, gli effetti sui territori di produzione sono devastanti: «La ’Ndrangheta - incalza - non si occupa solo del commercio, controlla il territorio e ogni aspetto della vita quotidiana di chi lo abita. Le mafie sono vere e proprie forme di governo».

Varese, già autore di Mafie in movimento (2011) e Vita di mafia (2017), editi entrambi da Einaudi, ha visitato i paesi raccontati da Cataldi: «Dai suoi reportage bisogna cogliere l’entità del danno che le comunità locali stanno ancora pagando. La “war on drugs” cominciata dagli Stati Uniti nel 1971 e così denominata da Nixon, ha provocato disastri inimmaginabili perché non c’è un nemico a viso aperto a cui opporsi. Sono morte milioni di persone negli scontri civili alimentati dalla guerra alla droga in America Latina – conclude Varese – senza tralasciare la strumentalizzazione politica che gli americani ne hanno fatto orientandola contro determinati movimenti politici paramilitari».

Matteo Bianchi

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