«Il popolo si sta unendo per contrastare i militari»
Birmania, la situazione otto mesi dopo il golpe
IL FOCUS
Otto mesi dopo il golpe militare che ha deposto il governo di Aung San Suu Kyi, ieri mattina a Internazionale a Ferrara sono saliti sul palco del Comunale alcuni giornalisti e attivisti che negli ultimi anni hanno avuto modo di studiare la questione birmana direttamente sul campo per fare il punto della situazione di un Paese in piena crisi, in cui le proteste dei civili continuano senza sosta. Sono stati loro a raccontare la complessa situazione della Birmania, da sempre caratterizzata da grandi divisioni interne tra le varie etnie che la abitano e dove, anche dopo la svolta democratica avutasi nel 2015 con Suu Kyi, una grossa fetta del potere è sempre rimasto nelle mani dei militari. «Di fatto il golpe non ha senso, la giunta militare aveva già del potere», ha raccontato il giornalista spagnolo Carlos Sardiña Galache. Poi ha aggiunto: «Ora, ciò che prima era uno scontro tra il partito (la Lega Nazionale per la Democrazia, ndr) e l’esercito, si sta trasformando in una guerra civile tra i civili e la giunta. I militari si sono sempre presentati come coloro che potevano unificare il Paese e ora ci stanno riuscendo, facendo sì che il Paese si unifichi contro di loro. Una situazione ironica». Il Myanmar è ancora molto lontano dall’unificazione e, mentre nel centro del Paese è in corso una lotta per il potere, ai confini con il Bangladesh la minoranza rohingya da anni sta affrontando una crisi umanitaria senza precedenti, costretti a scegliere tra le “città modello” birmane, dietro cui si nascondono dei veri e propri campi di concentramento, o l’affollatissimo campo profughi di Cox Bazaar in Bangladesh, come ha denunciato l’attivista e cooperante Carla Vitantonio. Di fronte a tutto ciò qual è la reazione della comunità internazionale? A rispondere è Aye Min Thant, reporter birmana per Frontier Myanmar in collegamento da Bangkok, dove si è trasferita dopo la caduta del governo. «Da un lato credo che la comunità internazionale abbia fatto molto condannando il golpe militare e parlando di ciò che sta succedendo in Myanmar, ma c’è ancora molto che si potrebbe fare».
Ines Ammirati
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