Lezioni ai tempi del Covid Scrittura creativa e musica per accorciare le distanze
Una casa-laboratorio, la narrazione come via di fuga e ancora di salvezza, il riappropriarsi degli spazi urbani: sono solo alcuni degli strumenti messi in campo dalla didattica in tutta Italia; ne hanno parlato l’insegnante Alessia Barbagli, la dirigente scolastica Antonella Di Bartolo e la ricercatrice Laura Parigi (Indire) ieri pomeriggio all’ex Teatro Verdi, all’incontro di Internazionale dal titolo “La classe che resiste”.
«Nei mesi scorsi abbiamo letto storie che hanno affrontato il senso di inquietudine diffusa e lo hanno trasformato», ha esordito Parigi. Tra matematica in cucina, scienze durante i lavori domestici, musica con strumenti di fortuna, orientamento negli spazi della casa, teatro con sedie e lenzuola, sono stati innumerevoli i tentativi di coinvolgere gli studenti in lezioni non tradizionali.
L’esperienza di Alessia Barbati, ad esempio, si è rivelata un parallelo con il Decameron: il periodo di isolamento è diventato occasione per un gruppo di scrittura creativa che ha visto protagonisti i ragazzi, eletti di volta in volta re e regine della giornata, e che ha dato risultati sorprendenti. «La narrazione ci ha permesso di accorciare le distanze, e la risposta dei ragazzi è stata immediata, nel tempo è aumentata la consapevolezza del potere che aveva il titolo proposto: alcuni erano pensati per specifici alunni, e così i ragazzi hanno trovato un nuovo modo di sostenersi a vicenda». Raccontando ciò che stava succedendo, la quarantena è diventata il loro passato e sono riusciti a immaginarsi “insieme”. Antonella di Barbaro ha concluso riaffermando il ruolo fondamentale della scuola: «La scuola ha dovuto assumere “doveri speciali” – ha dichiarato la dirigente – Siamo diventati hub vaccinale e spazio in cui effettuare i tamponi. Non bisogna mai perdere di vista il rapporto con il luogo in cui si vive, poiché anche proiettandosi altrove, i ragazzi devono avere consapevolezza».
I.L.
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