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«Il silenzio non proteggerà nessuno» L’invito a resistere del poeta palestinese

Ines Ammirati
«Il silenzio non proteggerà nessuno» L’invito a resistere del poeta palestinese

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«I vecchi rifugiati moriranno e i giovani palestinesi dimenticheranno», ha detto una volta Ben Gurion, padre fondatore di Israele. Ma la testimonianza che lo scrittore e poeta Mohammed El Kurd ha portato ieri mattina sul palco del Teatro Comunale Abbado in occasione di Internazionale a Ferrara, ha la forza di chi non dimentica, di chi non ha alcuna intenzione di smettere di lottare. Nato e cresciuto nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est, a soli ventitré anni lo scrittore è una delle più influenti voci che nel 2021 hanno guidato le proteste contro l’occupazione israeliana.

L’INFANZIA

Nel 2009 Mohammed El Kurd ha visto la sua casa espropriata da un colonizzatore ebreo arrivato dagli Stati Uniti che l’ha occupata con documenti falsi forniti dallo Stato di Israele. A soli undici anni, assieme alla sorella gemella Muna, Mohammed ha documentato quegli avvenimenti, ora raccolti nel documentario My Neighbourhood di Julia Bacha e Rebekah Winger-Jabi, e ha iniziato il suo lavoro come attivista contro questo processo che lui preferisce chiamare con il suo nome: pulizia etnica. «Con mia sorella sono riuscito a mostrare al vera storia dietro questa colonizzazione. I palestinesi per molto tempo sono stati demonizzati dai media e avevamo paura di essere tacciati di terrorismo ogni volta che alzavamo la voce, ma adesso siamo in una nuova era in cui i palestinesi rifiutano di essere silenziati».

LA MISSION

Servendosi di media alternativi a quelli mainstream, in cui le voci dei palestinesi spesso vengono sminuite, o ridotte alla condizione di vittima indifesa, il giovane scrittore ha iniziato a raccontare le storie di resistenza che si nascondono in Palestina, così da appropriarsi di una nuova narrativa. «Non credo che il linguaggio da solo possa cambiare qualcosa, una volta lo pensavo, ora mi sono ricreduto, c’è bisogno anche di una resistenza che accompagni questo cambiamento nella narrativa, questi modi di cambiare le realtà. E io - ha concluso in maniera solenne davanti ad una platea gremita - sto facendo questo lavoro non perché sono ottimista, ma perché devo, perché il silenzio non proteggerà nessuno».

Ines Ammirati

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