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L’APPROFONDIMENTO 

“Parola d’ordine” Il femminismo tra lessico e tabù

Irene Lodi

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Essere femministi è di sinistra? Ne hanno parlato Marcella Corsi (università La Sapienza) e la giornalista Coumba Kane (Le Monde) all’incontro “Parole d’ordine”, organizzato per Internazionale dalla rivista ingenere.it ieri all’ex Teatro Verdi. Le parole chiave per comprendere a fondo le dinamiche attuali sono due, femonazionalismo e neoliberismo femminista: «La destra si sta “dando una ripulita” utilizzando tematiche proprie del femminismo, vecchie di decenni», ha spiegato Corsi, definendo il primo termine; un esempio è il velo delle donne islamiche, riproposto come elemento di battaglia ed eletto a simbolo di mancata emancipazione.

Il neoliberismo femminista, invece, ha a che fare con l’economia, e più precisamente con l’affermazione della necessità di potere – e di carriera – delle donne, che ben si sposa con ideologie di destra. Anche la Francia non è esente dalle strumentalizzazioni: «Nel mio Paese la laicità è strettamente connessa con l’identità nazionale, e ormai è difficile discutere serenamente delle questioni legate al corpo e alle scelte femminili», ha raccontato la giornalista di Le Monde. Questa “ossessione”, come l’ha chiamata, è qualcosa che riguarda tutti i partiti, e questo dà molto su cui riflettere. Parlando del suo lavoro con le vittime di violenza congolesi, Kane ha osservato come l’opinione pubblica si sia trasformata nel tempo, arrivando ad affrontare in maniera più aperta tematiche “forti”: «Grazie anche al movimento #metoo, la gente si è resa conto che le molestie sessuali sono universali e rappresentano un legame tra le donne del mondo», ha detto. Eppure sono realtà profondamente radicate nelle differenti società, non certo una novità, e infatti da tempo ci si è mobilitati per la tutela dei diritti femminili, solo che non se n’è mai parlato.

«Seguo con attenzione il movimento afrofemminista da più di 10 anni: già esisteva negli anni ’70, ed è ancora necessario dare la parola a chi è stata oppressa più volte, in quanto donna, in quanto nera». Trovare un nuovo lessico, violare i tabù, ma anche scegliere una linea trasversale che porti a violare i limiti delle proprie discipline, questi devono essere i punti fermi di una nuova era femminista, secondo Corsi, che ribadisce quanto l’intersezionalità sia fondamentale: «Devono lavorare insieme esperte di diversi settori, ma bisogna anche interagire con la politica: oggi mi piacerebbe essere islandese, un Paese che ha oltrepassato la soglia storica del 50% di donne in Parlamento».

Irene Lodi

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