La Nuova Ferrara

LA MOSTRA 

C’è anche il Guercino a Palazzo Te Venere e Cupido sono ritratti con Marte

Micaela Torboli
C’è anche il Guercino a Palazzo Te Venere e Cupido sono ritratti con Marte

A Mantova si chiudono gli eventi dedicati alla dea romana Sono appese in parete anche delle opere di Dosso Dossi

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Venere a Palazzo Te di Mantova, terzo atto. Il 2021 termina nella città lombarda con una mostra che chiude una serie di eventi dedicati alla dea romana (sottintendendo anche quella greca, Afrodite), dal titolo Venere. Natura, ombra e bellezza. Palazzo Te (1536) è di per sé luogo afrodisiaco, di piacere e delizia – in senso ferrarese prima che mantovano –, voluto dal figlio di Isabella d’Este, il marchese Federico II Gonzaga, che ne affidò l’erezione a Giulio Romano.

FERRARA C’è

L’elenco delle opere esposte enumera esempi sommi della statuaria antica, codici miniati, monete classiche, per la pittura è presente la Venere e Cupido con il favo di miele di Lucas Cranach (1531, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique), Tiziano con Venere che benda Amore (1565 ca.) dalla Galleria Borghese di Roma, alcune eccelse incisioni a bulino di Albrecht Dürer e lo strepitoso olio su rame La pesca del corallo (1585 ca. ancora dalla Borghese) di Jacopo Zucchi. Alla curatrice, Claudia Cieri Via, è stato affidato il compito di sviscerare gli aspetti concettuali della figura mitologica seguendo il sentiero del tedesco Aby Warburg (1866-1929), fondatore dell’iconologia, la disciplina che studia i significati dell’opera d’arte in base ai suoi elementi formali. Aby, (che aveva rinunciato alla banca di famiglia per concentrarsi sugli studi, cui si dedicò con tale foga da divenire mentalmente instabile) visitando Palazzo Schifanoia di Ferrara fu colto dalla sua ispirazione più fruttuosa, tradotta in un famoso saggio del 1922: l’anno prossimo se ne celebrerà quindi il centenario. A Palazzo Te intanto si respira aria di cultura ferrarese, grazie alla sontuosa tela del Guercino, Venere, Cupido e Marte (1633, Modena, Galleria Estense); all’arazzo del 1540 di tema boschereccio di quel Nicolas Karcher fiammingo che a Ferrara ebbe una attivissima bottega, per poi passare a Mantova; a Il bagno di Venere (1615) di Scarsellino, oggi alla Galleria Borghese di Roma. Anche opere di Dosso Dossi splendono in parete. Si parte da Il risveglio di Venere (1525 ca. , Bologna/Milano, Coll. Magnani, proprietà Unicredit) un dipinto ricco di tranelli per gli studiosi, infatti in diverse recenti occasioni Vincenzo Farinella ha proposto si tratti invece di Psiche abbandonata da Amore.

I MISTERI

Altro giallo riguarda la tela attribuita a Dosso (forse insieme al fratello Battista), detta in catalogo La strega. Giunge a Mantova dal Musée des Beaux-Arts di Ajaccio, che ospita le opere raccolte dallo zio di Napoleone, il rapace cardinale Fesch. Ad Ajaccio si preferisce dirla La magicienne, quindi maga, non strega (in francese sorcière), ma il quadro è così stravagante da lasciar spazio a diverse interpretazioni e fantasie. Ad esempio vi è dipinto un oggetto ovale traforato, forse un setaccio o un tamburo, o magari è un colatoio per separare le impurità dal liquido che la donna mescola in un calderone: del resto tutta l’opera, che ornava una sala del Castello Estense, è un rebus. Nonché un’altra gemma strappata dalla corona ducale.

Micaela Torboli

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