Ecco “Lihna de Passe”, fra tradizione e jazz Maria Pia De Vito: «Siamo improvvisatori»
Al Jazz Club di Ferrara appuntamento alle 21 e alle 22.30 con la cantante brasiliana in trio con Taufic e Rossi
LA PERFORMANCE
Nell’ambito dell’ITAClub Jazz Festival, il Jazz Club Ferrara stasera (ore 21 e 22.30) ospita la cantante Maria Pia De Vito, accompagnata da Roberto Taufic alla chitarra e Roberto Rossi alla batteria e percussioni, per presentare Lihna de Passe, un progetto transculturale tra tradizione musicale brasiliana e jazz, dal quale scaturisce una sorprendente organicità che svela quanto mondi espressivi apparentemente così distanti abbiano in realtà moltissimi elementi in comune: melanconia, lirismo, fatalismo ed altri più squisitamente lessicali e melodici.
Racconta la stessa De Vito: «La collaborazione con Roberto Taufic dura da quasi un decennio; adoro la sua completezza: la sensibilità, l’impeccabilità e la sua concezione orchestrale dello strumento e della sua scrittura da compositore. Abbiamo suonato in molte occasioni in duo, in trio con Gabriele Mirabassi o Huw Warren, con Enrico Rava a Pomigliano Jazz nel 2015. Poi Taufic ha curato gli arrangiamenti di Core Coraçao, il mio progetto di elaborazione e traduzione in napoletano delle musiche di Chico Buarque, Guinga, Egberto Gismonti e Tom Jobim. In quella occasione Taufic mi ha proposto Roberto’Red’Rossi, un percussionista/batterista di grande talento, dalla profonda conoscenza del mondo ritmico brasiliano ed è stata passione musicale a prima vista! Questo è un trio di improvvisatori, che cammina su una “Linha de Passe”, una linea di passaggio, tra il mondo brasiliano, già così ampio di riferimenti, il jazz ed altri linguaggi, sulla linea transculturale che mi è cara».
Da sempre attratta dalle infinite possibilità sonore della voce, Maria Pia De Vito si dedica allo studio del canto lirico e contemporaneo, concentrandosi anche sulla composizione e l’arrangiamento. Intraprende l’attività concertistica nel 1976: le prime esperienze le consentono inoltre di sviluppare doti di strumentista, dedicandosi al pianoforte e alle percussioni. Le sperimentazioni avvengono in gruppi di ricerca sulla musica etnica, interessati alla polifonia ma non solo, con particolare attenzione per le tradizioni dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana. Nel giro di pochi anni, De Vito si ritrova a collaborare stabilmente con riconosciuti musicisti: John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Paolo Fresu, Norma Winstone, Steve Swallow e Gianluigi Trovesi. Dimostra ben presto immense qualità: decisivi sono i 15 anni di pratica del jazz, un ampio lavoro sul songbook americano, sulla prassi dello scat e sul be-bop, avvicinandosi in seguito alla filosofia free e a quella radicale europea.
Giusto coronamento di anni trascorsi ad affrontare seriamente un lungo studio sulla vocalità nelle sue tante sfumature sono le esibizioni con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Art Ensamble of Chicago, Miroslav Vitous, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Cameron Brown, Steve Turre, Maria Joao, Ramamani Ramanujan, David Linx, Diederik Wissels e molti altri.
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