La grande alluvione 70 anni dopo «Ricordare è un dovere sociale»
La mostra sarà inaugurata sabato a Palazzo Roncale, in parete foto e dipinti Il curatore: «L’obiettivo è ricostruire la storia di questa terra e dei suoi abitanti»
Da una catastrofe può derivare anche qualcosa di positivo? L’interrogativo – non privo di attualità – è alla base della mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione” promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e curata da Francesco Jori, in programma a Rovigo a Palazzo Roncale (piazza Vittorio Emanuele, 25) da sabato al 31 gennaio prossimi. «Ricordare oggi, a settant’anni di distanza, quell’evento è un dovere sociale», afferma il presidente della Fondazione, Gilberto Muraro.
IERI E OGGI
«Non tanto, o non solo, per ripercorre una cronaca che si è fatta storia. Ma - sottolinea Muraro - per capirne la genesi, ciò che nel tempo ha condotto a quei terribili giorni. Per riflettere, nell’oggi, sull’eterna e disattesa urgenza di rispettare i fiumi e l’ambiente. Ed è anche occasione per capire, mentre i testimoni diretti dell’evento diventano sempre più rari, cosa di esso sia rimasto nel dna personale e sociale dei Polesani, di quelli che hanno continuato a vivere in Polesine e dei Polesani costretti a nascere e crescere altrove». Questa mostra intende soprattutto focalizzare come quella tragedia si ripercuota oggi nel tessuto fisico, sociale ed economico del Polesine. Cercando di indagare “cosa”, oltre al ricordo, al dolore, alle tragedie personali e sociali, derivi oggi – settant’anni dopo – da quell’Alluvione.
«Questa mostra si propone – anticipa Jori – un obiettivo diverso, se si vuole più ambizioso: inserire l’evento del ’51 in una cornice storica di ampia portata, che ricostruisca la storia di questa terra e la sua straordinaria capacità di resilienza, fino ad approdare da alcuni anni a una situazione di relativo benessere che la equipara alla media del Veneto, una delle regioni più avanzate d’Italia sia pure in tempi di crisi».
RIFLESSIONI
«Già le prime cronache di chi arriva da fuori per raccontare la tragedia - dice il curatore - parlano della straordinaria capacità di resistenza delle persone coinvolte, a tutti i livelli; ed è emblematico che una ricostruzione, originariamente prevista sull’arco di un paio d’anni, sia stata completata in soli sei mesi. Ma la ripartenza non si è esaurita nel medicare le ferite e ricucire gli strappi: da lì, progressivamente, si è messa in moto la rinascita di un Polesine deciso a non farsi più condizionare dalla natura; e che oggi sta trovando una sua via originale di sviluppo, ritagliandosi un ruolo specifico nel contesto veneto e nazionale. Uno sforzo premiato anche dalle statistiche: in avvio del terzo millennio, gli indicatori economici hanno documentato l’allineamento del rodigino alla modernità». L’allestimento non farà mancare spunti per riflettere sul come e quanto il mondo polesano sia mutato dagli anni di quella storica tragedia. Rivoluzione oppure graduale riscatto? Difficile stabilire una linea di demarcazione. Certo è che raffrontare – come la mostra propone al visitatore - le immagini della caccia allo storione tratte dal “Scano Boa”, il film diretto da Reato Dall’Ara tratto dal potente, omonimo romanzo di Toni Cibotto, a quelle delle colture ittiche del Delta di oggi, porta il visitatore a pensare ad un cambio di mondo.
Green pass obbligatorio. Per informazioni, dettagli, orari e modalità di visita: 0425.460093.
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