Terramara di Pilastri Così la storia è riemersa dagli scavi post sisma «Scoperte emozionanti»
Presentati a Stellata due volumi dedicati agli studi archeologici Il primo è cartaceo, il secondo digitale ma sarà stampato dal Comune
IL PROGETTO
Quella della Terramara è la storia di un territorio, di un popolo, che per la prima volta ha saputo strappare lembi di terra alle acque per vivere, commerciare. Sabato pomeriggio, i locali della sagra dell’Anitra di Stellata hanno ospitato la presentazione dei volumi che racchiudono quella storia, dischiusa dalle campagne di scavi post terremoto, a Pilastri.
«È stato bello – ricorda il sindaco Simone Saletti – scoprire come viveva una famiglia di migliaia di anni fa, mentre altre si riappropriavano della propria casa e dei loro spazi». Il primo cittadino ha parlato dell’esperienza partecipata di scavo, che è seguita alla necessità di ricostruire la nuova scuola di Pilastri, dopo la demolizione del plesso lesionato dal sisma. Quello che i cittadini hanno conosciuto ieri è stato il primo volume contenente l’esperienza della Terramara, dal titolo: “Lo scavo – Geomorfologia, campagne 2013 - 2018, datazioni e cronologia”.
GLI STUDI
La stampa del secondo volume, per ora in formato digitale, sarà finanziata dal Comune, come annunciato da Saletti. Simone Bergamini, ispettore onorario e membro del Gruppo Archeologico guidato da Daniele Biancardi, ha spiegato le finalità della sua associazione, mirata unicamente alla diffusione della cultura. Biancardi stesso ha parlato dell’iter che ha anticipato l’esperienza: «I cataloghi qui presentati raccolgono le ricerche di decine di ricercatori, che serviranno per ulteriori indagini e confronti, su di una cultura interessantissima, poi scomparsa». L’assessore alla scuola Francesca Poltronieri ricorda l’entusiasmo del professor Valentino Nizzo, «che affascinò gli studenti delle scuole parlando del valore di quelle campagne di scavo».
L’ex sindaco Fabio Bergamini sostiene che: «Quanto studiato a Pilastri riguarda un popolo di una pianura alluvionale, strappata alle acque. C’è un parallelo con il ruolo dell’agricoltura, in questo, della quale troviamo tracce nell’antichità con la produzione del primo vino e dell’aceto». Chiara Guarnieri (Soprintendenza) spiega che «i due libri sono la rappresentazione di come va condotto uno studio: da una scoperta casuale, con il coinvolgimento della comunità (partendo dai più piccoli)».
PADOVA E BARCELLONA
I curatori dell’opera, Simone Bergamini, Vito Giuseppe Prillo, Chiara Reggio, Filippo Trevisan hanno presentato i loro studi, introdotti da Massimo Vidale (università di Padova): «La capanna e la fornace, intesa come laboratorio ceramico, sono tra le più antiche testimonianze di questo tipo. Altri studi hanno riguardato i pollini, le ambre, il primo vino, di cui sono state trovate tracce studiate dalla ricercatrice Alessandra Pecci dell’università di Barcellona».
Mirco Peccenini
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