La rivoluzione gentile di Grillini e la battaglia per i diritti dei gay
ROMA. Filippo Vendemmiati è un regista impegnato. Giornalista alla sede Rai di Bologna, la città dove vive, ferrarese di nascita e tifosissimo della Spal, si butta nel cinema appena può.
Con il suo documentario più celebre “È stato morto un ragazzo”, dedicato alla morte di Federico Aldrovandi – il diciottenne ferrarese ucciso dai poliziotti durante un controllo – ha vinto il David di Donatello. Un tuffo nella politica con “Non mi avete convinto”, la vita in prima linea di Pietro Ingrao, un comunista tutto d’un pezzo e d’altri tempi. Lunedì sera alla Festa del cinema ha portato “Let’s kiss”, ovvero la vita e le battaglie di Franco Grillini, bolognese doc, classe 1955, una delle figure di riferimento in Italia della lotta per i diritti Lgbt. Filippo Vendemmiati lo racconta nel documentario che ricostruisce la storia di una rivoluzione gentile: arriverà a fine ottobre con una rete di proiezioni in 150 sale e più avanti anche su Sky.
Con l’energia, l’ironia e il carisma che l’hanno sempre contraddistinto, Grillini ripercorre la strada con il movimento che l’ha visto anche presidente dell’Arcigay, parlamentare e consigliere regionale. Una vita di battaglie pubbliche e personali punteggiata nel racconto da un ricco materiale d’archivio trovato da Vendemmiati.
«Franco oltre a essere un amico è un pezzo di storia, le due cose non sempre vanno d’accordo ma lui mi ha aiutato molto – sottolinea il regista Vendemmiati – perché ha una narrazione poetica e musicale e ha accettato tutto quello che gli abbiamo chiesto con una disponibilità non facile da trovare».
Fra i periodi più complessi ripercorsi nel documentario, spiega Grillini, «ci sono stati gli anni ’80 in cui si è diffuso l’Aids. Gli omosessuali furono incolpati a torto – visto che un virus non ha morale, – della diffusione di quella che è una pandemia ancora in corso».
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