La Nuova Ferrara

Dai campi di sterminio alla cattedra in USA Così la vita di Merdinger diventa un libro

Giorgia Pizzirani
Dai campi di sterminio alla cattedra in USA Così la vita di Merdinger diventa un libro

Presentato il volume sul ferrarese all’Istituto di storia contemporanea. Quarzi: «Esistenza degna di un film» 

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LA STORIA

Dalla deportazione, ai campi di concentramento all’università. La vita di Merdinger è raccontata da Carlo Magri e Francesco Paparella nel libro “Distillare o essere distillati. Storia del prof. Emanuel Merdinger dalla Bucowina a Ferrara, dai campi di concentramento agli USA” (ed. La Carmelina). Il volume è stato presentato ieri all’Istituto di storia contemporanea di Ferrara. «Siamo felici e onorati - ha detto Anna Maria Quarzi, presidente di Isco - di dare il patrocinio, quale luogo deputato alla memoria, alla storia di un uomo incredibile, degna di un film». Un testo «stimolante da un punto di vista letterario, che ha il pregio di andare oltre il livello aneddotico per collocarsi nella contemporaneità», conferma l’assessore alla cultura Marco Gulinelli.

IL VOLUME

«Il suo - racconta Paparella - è un nome noto da sempre nella mia famiglia. Lettere, fotografie, ricordi lucidi e affettuosi di mia zia Lydia mi indussero a ricercarne tracce in rete, maturando la volontà di raccontare in un libro la sua vita». Volontà condivisa con Carlo Magri. I due raccolsero materiali per raccontare episodi supportati da prove- «Fondamentali - si collega Magri - l’autobiografia di Merdinger, scritta su pagine scansionate dal suo fisioterapista negli Stati Uniti, tradotta da Sandro Mastellari; e la documentazione di studi messa a disposizione dalla biblioteca dell’università della Florida di Gainesville».

LA STORIA

La storia di Merdinger attraversa l’Europa. Ebreo di nascita, classe 1906, si trasferisce dalla nativa Bucowina a Praga, dove si laurea in Farmacologia, per poi muoversi a Ferrara dove consegue la laurea in Farmacia. Qui si mantiene dando lezioni di tedesco, insegna alla scuola ebraica di via Vignatagliata insieme a Bassani e conosce la famiglia Paparella, che diviene nucleo quasi materno. Un percorso in evoluzione, il suo, che ne mette in risalto la tenacia in tempi così bui. Il giorno più oscuro: 20 maggio 1940. «All’uscita da scuola zia Lydia – ricorda Paparella – non trovò suo padre ad aspettarla, perché stava accompagnando a Trieste l’amico di famiglia, espulso dall’Italia. “Ti giuro, Alighiero: ti riporterò queste valigie”, si congedò». Internato nei campi di lavoro passò dalle distillerie di birra a strutture che preparavano esche per topi.

Violinista appassionato, intrattenne i tedeschi la notte di Natale per poi sopravvivere loro tenendo fede a quella promessa lanciata dal treno: nel luglio 1945 fece rientro a Ferrara, ricominciando l’attività accademica sino a due anni più tardi, quando si trasferì negli Stati Uniti su invito della sorella. «Uno scienziato cosmopolita dalla sensibilità che gli salverà la vita, una coscienza rigorosa che gli consentirà di trasformare il male ricevuto nella lotta per la libertà», commenta Riccardo Modestino. «È - conclude il direttore del Meis, Amedeo Spagnoletto, che firma anche la petizione - una storia di salvezza, trasmetterla è importante».

Giorgia Pizzirani

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