Una mostra celebra i giorni dell’alluvione Foto, giornali, dipinti per non dimenticare
“70 anni dopo. La Grande Alluvione” è una mostra-memoriale sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. È stata curata da Francesco Jori con Alessia Vedova e Sergio Campagnolo e sarà in parete a Palazzo Roncale di Rovigo da domani al 30 gennaio 2022.
La si può considerare, per certi versi, come lo straordinario racconto del riscatto della “Mesopotamia d’Italia – La terra tra i due fiumi tutta italiana” che vuole, nei suoi intenti, raccontare, a 70 anni di distanza, l’esemplare sforzo compiuto dal Polesine. Erano le sette di sera del 14 novembre 1951 quando il Po, il grande Fiume, ruppe a Paviole, tra Canaro ed Occhiobello, nel vicino Veneto, creando una breccia sull’argine di 240 metri.
LA TESTIMONIANZA
Alle 20.45 altre due brecce si erano fatte a Bosco ed a Malcantone di Occhiobello. Commovente la testimonianza di un bimbo di 8 anni di allora, abitante a Ruina di cui, con discrezione, si riportano alcune frasi: «Ero sull’argine con mio padre e guardavo cosa stavo succedendo e, ad un certo punto, vidi, tra gli alberi, che il fiume stava calando. Mio padre mi strinse la mano e io dissi: “Papà, cosa fai, mi fai male”». E lui mi rispose: «Al mè putìn... l’a rótt». «Questa mostra si propone – per dirla con il Curatore – un obiettivo diverso, se si vuole più ambizioso: inserire l’evento del ’51 in una cornice storica di ampia portata che ricostruisca la storia di questa terra e la sua straordinaria capacità di resilienza, fino ad approdare, da alcuni anni, a una situazione di relativo benessere che la equipara alla media del Veneto, una delle regioni più avanzate d’Italia sia pure in tempi di crisi». «Ricordare oggi, a settant’anni di distanza, quell’evento è un dovere sociale – ha affermato il Presidente della Fondazione, Gilberto Muraro –. Non tanto, o non solo, per ripercorrere una cronaca che si è fatta storia, ma per capirne la genesi, ciò che nel tempo ha condotto a quei terribili giorni. Per riflettere, oggi, sull’eterna e disattesa urgenza di rispettare i fiumi e l’ambiente. Ed è anche occasione per capire, mentre i testimoni diretti dell’evento si rarefanno, cosa di esso sia rimasto nel dna personale e sociale dei Polesani, di quelli che hanno continuato a vivere in Polesine e dei Polesani costretti a nascere e crescere altrove, per i quali la Grande Alluvione è un brano importante della storia familiare, ancora presente ma fatalmente destinato ad evaporare generazione dopo generazione». Per info, orari e dettagli: 0425.460093.
Maria Cristina Nascosi
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