Il ferrarese fra gli eroi della Beffa di Buccari Menotti Ferri era un fochista del Mas 96
Nato a Massa Fiscaglia fu tra i protagonisti dell’ardita operazione militare del 1918 ai danni della flotta austriaca Ricevuta la medaglia al Valor militare al ritorno a casa aderì al Partito fascista, morendo in un agguato a Codigoro nel ’44
LA STORIA
Giovedì si celebrano la “Festa dell’Unità Nazionale” e “la Giornata delle Forze Armate”. E sono tante le storie di guerra che si ritrovano in documenti del passato, come quelle che scova Gian Paolo Bertelli, storico ferrarese.
Pochi mesi dopo “l’onta di Caporetto”, di fronte allo sconcerto e allo scoramento del fronte interno lo Stato maggiore dell’esercito italiano pensò di risollevare il morale delle truppe e dell’opinione pubblica con un gesto eclatante. Si iniziò con il siluramento della corazzata Wien nel porto di Trieste da parte di due Mas comandati da Rizzo e Ferrarini; l’operazione ebbe luogo nel dicembre del 1917. E il 10 febbraio iniziò la preparazione di quella che sarebbe passata alla storia come la “Beffa di Buccari”.
Alle 10. 45 del 10 febbraio i tre Mas (motoscafo armato Svan dalla sigla della ditta costruttrice) vennero presi al traino da unità navali a Venezia e trainate fino a Cherso, dove arrivarono poco dopo le 22. Sganciati dal traino, i Mas si avvicinarono alla costa, spenti i motori diesel vennero azionati quelli elettrici che permisero alle tre unità a passare inosservati sotto le batterie costiere austriache. Alle 0. 35 i “barchini” entrarono nel porto di Buccari, individuati gli obiettivi, quattro unità navali austriache, vennero lanciati sei siluri, solo uno scoppiò, in quanto le navi erano protette da reti anti siluri.
L’operazione dei Mas, che D’Annunzio ribattezzò in Memento Audere Sempre (ricordati di osare sempre), fu un successo dal punto di vista propagandistico, la baia di Buccari era inviolabile per gli austriaci, protetta com’era da batterie costiere e da posti d’osservazione disseminati sui promontori intorno alla base navale. Le tre motosiluranti tornarono illese nel porto di Ancona alle 7. 45.
ANCORA D’ANNUNZIO
La “Beffa di Buccari” anticipò di sei mesi il più famoso volo su Vienna di D’Annunzio, non potendo lanciare volantini il Vate affidò al mare tre bottiglie al cui interno era stato posto il seguente messaggio: “In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d’Italia, che si ridono d’ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l’inosabile. E un buon compagno, ben noto – il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro – è venuto con loro a beffarsi della taglia”.
L’equipaggio dei barchini era composto da 10 marinai ciascuno, sul Mas 96, oggi custodito al Vittoriale era imbarcato anche un ferrarese, il motorista Menotti Ferri, che condivise l’angusto spazio con Costanzo Ciano, Luigi Rizzo e il marinaio volontario Gabriele D’Annunzio.
il ferrarese
L’equipaggio Mas 96 era così composto: capitano di fregata Costanzo Ciano da Livorno; capitano di corvetta Luigi Rizzo da Milazzo; volontario motonauta Angelo Procaccini da Mestre; capotorpediniere Giuseppe Volpi da Viareggio; sottonocchiere Benedetto Beltramin da Donada; marinaio scelto Giuseppe Corti da Ponza; fochista scelto Edmondo Turci da Sant’Arcangelo di Romagna; fochista Menotti Ferri da Massa Fiscaglia; torpediniere Achille Martinelli da Montalcino; volontario marinaio Gabriele d’Annunzio da Pescara d’Abruzzi.
Ferri era nato a Massa Fiscaglia il 2 gennaio 1896, quando partecipò all’operazione di Buccari aveva appena compiuto 22 anni. Fu decorato nel giugno dello stesso anno con la medaglia di Bronzo al Valor militare con la seguente motivazione: “Facente parte di equipaggio di unità sottile eseguivano un audace attacco al naviglio nemico nella lontana e munita Baia di Buccari”. (Baia di Buccari 10/11-2-1918).
Congedato tornò alla vita civile: dopo gli scontri fra socialisti e fascisti del Castello estense del 20 dicembre 1920, che causarono la morte di sei persone, quattro fascisti e due socialisti, Ferri si iscrisse al Partito nazionale fascista, si arruolò nella Milizia volontaria di sicurezza razionale, raggiungendo il grado di Capomanipolo, tenente nel Regio esercito, fondò il locale fascio di Massa Fiscaglia trasferendo poi la sua attività politica a Migliarino. Il 15 luglio 1944 rimase vittima di un agguato a Codigoro: si concludeva così a 48 anni la vita di uno degli eroi di Buccari. Oggi Ferri è elencato fra i Caduti in Italia nel secondo conflitto mondiale nelle lapidi del Parco delle Rimembranze a Massa. All’atto della morte era un civile, pertanto non figura nell’Albo d’oro dei Caduti edito dal Ministero della Difesa, un’altra pagina dimenticata di storia.
LA REAZIONE
Nota a margine: gli austriaci tentarono di vendicare Buccari con un’operazione di “commandos” il 5-6 aprile 1918, quando un reparto austriaco forte di una sessantina di elementi sbarcò nei pressi di Ancona. L’obiettivo era catturare, dopo aver eliminato gli equipaggi, i Mas in rada nel porto, marciando disciplinatamente il raggruppamento riuscì a valicare la barriera daziaria, probabilmente le guardie li presero per prigionieri austriaci o non fecero caso alle divise, vennero però intercettati da due finanzieri impegnati nel servizio di ronda nei pressi della cala dove erano ormeggiati i Mas: ne nacque un conflitto che portò dopo l’intervento dei rinforzi all’arresto degli austriaci.
I Mas, intanto, era stati portati al largo per sicurezza, due componenti del gruppo, un trentino e un triestino si erano nel frattempo consegnati ai carabinieri dando l’allarme. Luigi Rizzo interrogò i prigionieri ai quali era stata sequestrata una fotografia che lo ritraeva; fra i vari obiettivi c’era la sua eliminazione. Da li a poco Rizzo avrebbe silurato e affondato a Premuda la corazzata Santo Stefano.
Gian Paolo Bertelli
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