Memoria storica e gratitudine Il senso del quattro novembre
Bisogna ricordare i caduti di tutti i conflitti e tramandare il sacrificio ai giovani Ma anche ringraziare chi oggi continua a difendere e tutelare il Paese
La grande forza espressiva degli affreschi sulla Grande Guerra di Giuseppe Antonio Santagata, con il loro carico di terrore e morte, nella Casa Madre del Mutilato a Roma, interrogano ancora oggi l’uomo della strada sul significato di quella Vittoria, lontana oltre un secolo. Gli italiani, uniti attorno alle forze armate e alle associazioni combattentistiche e d’arma, onorano il sacrificio di oltre 600.000 Caduti e di tante altre migliaia di feriti e mutilati con sentimento di gratitudine per la raggiunta unità nazionale. Con il loro supremo sacrificio della vita furono infatti difese le libertà, raggiungendo una unità tanto difficile quanto tenacemente voluta. Allo stesso tempo rappresentò la testimonianza di quel profondo sentimento di amor di Patria che aveva animato i soldati e gli italiani in quegli anni drammatici. Dallo Stelvio agli Altopiani d’Asiago, dalle trincee scavate nelle montagne così come a bordo delle navi e degli aerei impegnati nei combattimenti, fra quei giovanissimi che salirono sui convogli e le tradotte per essere trasferiti al fronte, erano certamente vivi gli ideali di fratellanza, le emozioni e le convinzioni risorgimentali. Grandi erano le attese e le speranze della maggioranza degli italiani che rispondevano al bisogno di dare un senso o una qualche giustificazione ai grandi sacrifici sopportati durante il conflitto bellico. La vittoria del 4 novembre 1918, in cui l’Italia dimostrò di essere una nazione, completando l’unità nazionale sognata dai padri risorgimentali sino alla sicurezza dei confini territoriali, alimentò un nuovo senso di appartenenza. Allo stesso tempo comportò radicali mutamenti sociali nel seno delle comunità. Le donne avevano rivestito un ruolo attivo nelle varie attività lavorative, mentre gli uomini erano al fronte. Un’intera nazione cresceva e si avviava verso quella che doveva essere la modernità, che avrebbe però riservato altri drammi al Novecento. Il 4 novembre ricorda a tutti come le forze armate sono il collante della nazione, presenza costante nella vita sociale e politica dello Stato. Ma in cosa consiste la nazione? Un atto volontario di genti che si riconoscono in un comune orizzonte di valori, di aspettative e di regole di convivenza, liberamente scelto, strette da vincoli di appartenenza condivisi, perché fondati su di una comunanza di vita e di coscienza sociale, divenendo in tal modo popolo. La celebrazione dell’unità nazionale e delle forze armate resta quindi una testimonianza viva per le giovani generazioni. Essa rammenta a queste ultime il valore della nostra carta costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali”. È questo il punto di partenza anche dell’esperienza culturale che sta conducendo, con determinazione e convinzione, la nuova realtà di Assoarma– Ferrara.
I diversi progetti in cantiere esprimono la volontà non solo di mantenere viva la memoria di coloro che sono caduti per la libertà del Paese in tutte le guerre, ma anche per riconoscere i meriti dei nostri militari per difendere, ogni giorno, nel rispetto della Costituzione, la libertà e la patria.
Raffaele Ghelfi
( presidente del consiglio periferico di Assoarma-Ferrara)
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