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Danza e vita all’Abbado In prima nazionale arriva “Blasphemy Rhapsody”

Danza e vita all’Abbado In prima nazionale arriva “Blasphemy Rhapsody”

I coreografi: un invito ad abbracciare le mutabilità della vita Sul palco, come nella pizzica, si cerca un “attrito costruttivo”

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“Blasphemy Rhapsody” arriva in prima nazionale a Ferrara con un anno di ritardo. Sarebbe dovuto andare in scena l’anno scorso ma l’emergenza sanitaria ha mandato tutto all’aria. Questa sera alle 20.30, finalmente, Emio Greco e Pieter C. Scholten possono presentare dal palcoscenico del Teatro Comunale Abbado (corso Martiri della Libertà, 5) il loro nuovo spettacolo.

“Blasphemy Rhapsody – La volubilità delle certezze” nasce in un momento storico – quello della pandemia da coronavirus – in cui ogni certezza sociale, umana, professionale non trovava più alcuna radice in un’unica visione di cultura. I ballerini, costretti a non poter costruire assieme ai coreografi ogni tipo di coreografia e spettacolo, hanno dovuto trasferirsi a vicenda input che permettessero di creare nuovi stimoli relazionali, anche tra loro stessi, pur restando a distanza. Il loro luogo di creazione e di creatività è stato dunque quello che per antonomasia è rifugio di certezze fisse: la casa. Un ambiente che è mutato in pochissimo tempo da luogo di passaggio a spazio da riempire. Nel momento in cui decadono certezze indissolubili si aprono nuovi spazi, che non nascono da un’idea, ma al contrario entrano a far parte di una visione più estesa e pronta al rapido cambiamento.

DANZA ED ESSERE

«Spieghiamo le ali. In sottofondo la canzone “Around the World” dei Daftpunk. Al primo alito di vento ci mettiamo in movimento. Anche se siamo spinti in alto, i nostri piedi restano ben ancorati al suolo. “Blasphemy Rhapsody” diventa un rito danzato nel quale le certezze vengono sacrificate. Un invito ad abbracciare la mutabilità della vita», spiegano i due coreografi, che si domandano cosa fare, dunque, per frenare la transitorietà: «Toccare il divino o divorare il terreno? Mantenere la distanza o abbracciarsi a morte? Il modo in cui danziamo non potrà mai essere separato dal modo in cui viviamo».

Come avviene nella pizzica – danza del Salento, terra d’origine di Greco – o nella tarantella, i ballerini in scena cercano un “attrito costruttivo” utilizzando la danza come liberazione dalla morte, non solo fisica, ma declinata ai costrutti dell’anima, mantenendo allo stesso tempo una solidità terrena che, a detta dei coreografi, è determinante nella definizione di “sacro”. Posti da 11 a 35 euro. Per info: 0532.218311.

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