Corrispondenza al fronte Lettere di conforto ai soldati dalle “Madrine di guerra”
Le donne scrivevano ai militari lontani da casa In busta ci finivano anche foto e più di una volta dalla posta sono nati amori e matrimoni
L’epopea delle “Madrine di guerra” ha radici antiche nel nostro Paese, già durante la Grande Guerra signore di buona famiglia si organizzarono in comitati per assistere i nostri militari al fronte. L’invio di lettere e generi di conforto ai cosiddetti “figliocci” leniva le sofferenze, almeno nelle intenzioni, e portava conforto a chi doveva affrontare la guerra. In quegli anni il tasso di analfabetismo fra la popolazione femminile era molto alto per cui a scrivere ai militari al fronte erano le appartenenti alle classi più abbienti. La stessa Matilde Serao esaltò questo “esercizio patriottico”. Negli anni successivi, con l’avvento del fascismo, il compito di sollevare il morale ai nostri militari fu affidato in gran parte alle organizzazioni giovanili fasciste, fra queste spiccò per impegno l’organizzazione delle “Giovani Fasciste”, ragazze dai 18 ai 21 anni che si dedicarono a tenere la corrispondenza con i nostri militari al fronte.
Un periodico del tempo, “La Donna”, si fece carico di pubblicare un elenco di militari che desideravano entrare in corrispondenza con le madrine di guerra.
Vennero istituiti anche corsi per insegnare a leggere e scrivere alle aspiranti madrine illetterate. Alcune volte la corrispondenza sfociava in fidanzamenti e matrimoni per procura, bastava lo scambio di fotografie per convincere queste coppie nate per caso a convolare a nozze, altre volte tutto finiva nel nulla. La guerra spesso interrompeva questo rapporto in maniera traumatica con la morte del corrispondente. Le lettere spesso sgrammaticate venivano sottoposte a censura quando il militare forniva elementi quali la dislocazione del reparto o si dilungava nel descrivere la vita al fronte. La censura militare era vigile e attenta.
Nei mesi scorsi l’associazione piemontese il Sentiero, nella figura del presidente Simone Bollarino, contattò l’anagrafe di Ferrara nella persona del funzionario Alberto Lodi per avere informazioni relative a una madrina di guerra ferrarese: in un mercatino erano state rinvenute alcune lettere in franchigia di militari al fronte indirizzate alla signorina Maria Vento. Questa madrina di guerra intratteneva una corrispondenza con diversi militari al fronte, figlia dell’avvocato Edoardo Vento, professionista ferrarese, già commissario prefettizio a Bondeno nel biennio 1921-1923 si prodigò a sollevare il morale ai nostri militari nei primi anni di guerra. Il padre fu infatti incarcerato nell’autunno del 1943 dai fascisti e verosimilmente terminò in quei giorni la sua opera. Curiosamente nel 2020 la regina Elisabetta II al termine del suo quarto discorso alla nazione pronunciò una frase che dal 1939 al 1945 concludeva le trasmissioni dedicate ai militari al fronte: “We’ll meet again”, un auspicio che era contenuto nel testo di una canzone interpretata da Vera Lynn, la decana delle madrine di guerra inglesi, deceduta a 103 anni nel 2020. Vera Lynn era la conduttrice di “Sincerely Yours” una trasmissione radiofonica che metteva in contatto le madrine di guerra ed i militari al fronte. Quel “We’ll meet again” corrispondeva al nostro più autarchico “andrà tutto bene”.
Gian Paolo Bertelli
(storico)
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