Un secolo di edilizia popolare I 100 anni di Acer in un libro
Progetti architettonici e foto storiche, testimonianze di un mutamento continuo Dalle prime costruzioni alle Corti di Medoro, cronache dell’espansione cittadina
Da qui, fra cent’anni: il 10 novembre 1920 un Regio Decreto sancì la nascita dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Ferrara, e gli amministratori dovettero certo sognare, allora, pensando ad una distanza temporale suggestiva, come la città avrebbe valutato, in un lontano futuro, l’attività dell’istituzione che molte volte ha cambiato nome (oggi è Acer) ma non i propri scopi.
Per comprendere il bilancio di una attività secolare è stato pensato il volume “Acer Ferrara 100. Per una storia della casa pubblica a Ferrara e provincia. Studi e documenti Iacp 1920/Acer 2020” a cura di Elena Dorato, Romeo Farinella e Michele Nani (ed. Altralinea, 2021).
ESPANSIONE
Il volume porta le firme di ben sedici autori, tra storici, architetti, ricercatori, dirigenti, con foto d’epoca e altre eseguite da Marco Caselli Nirmal, nonché specifici elaborati grafici, cartografie e schede dedicati alle realtà edilizie pubbliche sia a Ferrara che in provincia. Va detto che Ferrara è stata storicamente antesignana dell’edilizia sociale e o popolare fin dal Medioevo, con le “Case delle Vedove” di via Mortara, erette nel XV secolo (non è chiaro da chi né in quale anno, perché il 1402, spesso citato, non tiene conto del fatto che via Mortara si formò solo molto più avanti) per ospitare donne rimaste sole. Il Begijnhof di Bruges, e poi quello di Amsterdam (iniziati già tra XIII e XIV secolo) sono i precedenti noti a Ferrara – ma con più spiccate connotazioni religiose -, mentre Ca’ Lando a Padova (1513) e la Fuggerei di Augsburg (1521), appaiono consimili successivi. Nel volume “Acer 100” l’attenta ricerca storica di Davide Tabor apre squarci significativi soprattutto per quanto riguarda la sensibilità della politica, sia nazionale che locale e di tutto il periodo preso in esame, per le esigenze abitative dei più disagiati, viste anche come strumento di consenso, oltre che specchio della possibilità di controllo sociale sia nelle aree periferiche sempre più ampie e nella provincia in espansione, che nel cuore della città, dove interi quartieri furono nel tempo riconvertiti o adattati a nuove esigenze. Attività che non si è mai arrestata e continua. Gli edifici di questi cent’anni rispecchiano con vivezza anche stili architettonici in perenne mutamento.
IL MOSAICO
A Ferrara operarono nel Novecento grandi innovatori dell’architettura, come il romano Carlo Melograni, scomparso nei giorni scorsi quasi centenario, che ideò ad esempio il nuovo liceo Ariosto, e per il quale Gianluca Frediani, nel libro, compone un peana che il caso muta in epitaffio. Ad acuti magistrali di edifici speciali si affiancarono negli anni approcci in apparenza più neutri, ma non meno “stylish” nelle intenzioni, come il rinnovamento del Barco dello stesso Melogani o la sistemazione del quartiere di Foro Boario recante l’impronta di Vieri Quilici, e che Rita Fabbri definisce «un esperimento riuscito e una scuola al centro». Nelle tante tessere che compongono il mosaico di Acer 100 ogni elemento si pone come premessa a quanto si potrà fare lungo i prossimi cent’anni, immaginando Ferrara 2120.
Micaela Torboli
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