«Con Messisbugo e il pane la nostra città può diventare una scuola nazionale»
Apprezzato convegno all’interno del Food Festival Per l’organizzatore Facchini si deve puntare sui punti di forza e sulle collaborazioni
Era intitolato “Ferrara e il cibo, tra storia, creatività, salute, sostenibilità e comunicazione” il convegno nell’ambito di Ferrara Food Festival, organizzato in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti che ha delineato una strategia anche comunicativa sul tema. Tre i focus: la scuola, il pane e il caviale.
A tirare le fila Adriano Facchini, esperto di marketing, che ha raccontato di come il cuoco di corte messer Messisbugo arrivò al titolo di conte grazie al re Carlo V nel 1533. Ma anche la storia del nostro pane non ha eguale in tutta Italia, così come lo storione da caviale del nostro Po. «Il convegno è andato benissimo, erano presenti una trentina di giornalisti, altrettanti imprenditori di Ferrara e dintorni, oltre ad alcune sagre selezionate della provincia. Personalmente sono a oltre 2.000 convegni nella vita, questo è fra i più interessanti in assoluto».
IL PANE
Difficile condensare temi così variegati in un solo articolo, di certo la filosofia alla base è che il cibo deriva dall’agricoltura e la parola chiave per il futuro è local. «Ferrara ha tanti prodotti, direi troppi e così è difficile dar loro visibilità. Ritengo da tempo che il segreto sia unire le forze».
Proprio Facchini ha aperto il convegno partendo dalla storia e da Messisbugo, «il primo master chef dela storia. I suoi allievi andarono nelle principali corti europee e lui fu nominato conte palatino. Allo stesso modo, Ferrara è la città del pane, è stata la prima dove si dettavano leggi e prezzi, anche del grano. I primi documenti in cui si parlano di pane risalgono al XXII secolo, le prime regole sono invece del 1287 con gli “Statuta Ferrariae”. Addirittura era previsto che un garzone potesse lavorare in un altro forno solo se glielo consentiva il suo primo datore di lavoro. Partendo da queste basi, Messisbugo e il pane, la nostra città deve diventare una “scuola” e dare riconoscimenti ai cuochi, come fece Carlo V per il nostro. Se la Romagna sulle ricette dell’Artusi ha costruito una scuola nazionale, figuriamoci cosa potremmo fare noi con le 350 ricette lasciate da Messisbugo».
le collaborazioni
Uno dei temi ricorrenti resta però quello del lavoro in sinergia e per realizzarlo serve inevitabilmente la collaborazione degli attori principali, i produttori. Per questo motivo sul palco della sala Estense è salito Olivio Vassalli dell’omonimo panificio che ha portato al Ferrara Food Festival tre pani realizzati per l’occasione: un monococco (il più antico) per diabetici e ricco di proteine; il titillo, ossia un prelibato snack sempre al monococco; la pizza dedicata a Ferrara ancora da commercializzare. Tre prodotti che utilizzano la farina di Marzola, l’olio d’oliva di Brisighella, il sale di Cervia e la pizza il pomodoro Due Valli e una mozzarella prodotta nella nostra provincia. «E siccome nella nostra provincia è caratteristica la pera, ho rilanciato una mia idea del 2011 - continua Facchini -, ossia perizia, una delizia di pera con pere nostrane, farina di Marzola e zucchero prodotto a Minerbio con le barbabietole ferraresi. L’85% del pane consumato è artigianale, ma al giorno d’oggi si può vendere in tutto il mondo, l’importante è saper lanciare prodotti caratteristici e poi venderli con la giusta mentalità commerciale. Lavoriamoci».
D.B.
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