La Nuova Ferrara

«Io e Berlinguer sempre in seconda classe» Rubbi a Ferrara racconta le sue memorie

Giorgia Pizzirani
«Io e Berlinguer sempre in seconda classe» Rubbi a Ferrara racconta le sue memorie

Le origini nei campi, la Russia e il Partito comunista italiano: l’ex deputato domani è in biblioteca Ariostea 

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IL COLLOQUIO

Viaggio nel tempo e nella storia d’Italia domani alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea a Ferrara (via delle Scienze, 17). Protagonista del pomeriggio sarà il ferrarese Antonio Rubbi, deputato del Partito comunista italiano e stretto collaboratore di Enrico Berlinguer. L’89enne ha messo mano ai suoi ricordi e ha scritto “Memorie del nonno comunista italiano. Ai nipoti americani” (Este Edition). L’incontro sarà moderato da Bracciano Lodi; con loro dialogheranno Anna Maria Quarzi e Gaetano Sateriale.

Rubbi, nato a San Biagio di Argenta da famiglia di braccianti agricoli, aderisce in giovane età al Pci e alla ricostituita Fgci. Nel 1958 si trasferisce a Mosca, dove accresce la sua formazione politica in funzione del partito. A metà anni Sessanta rientra a Ferrara e dal 1968 al 1975 diventa segretario della Federazione provinciale Pci e dal 1979 al 1990 è responsabile della Sezione esteri per il Pci di Berlinguer. In attesa dell’incontro Rubbi si racconta alla Nuova Ferrara.

“Comunista italiano”: la specifica per rimarcare differenza e unicità del Pci?

«Dopo il fondamentale ruolo dei partigiani, sostanziale contributo per la ricostruzione su basi democratiche l’ha dato il partito. Nell’Urss il comunismo era un partito di avanguardia fatto da rivoluzionari. In Italia, dove si è sviluppato grazie a pensatori come Gramsci e Togliatti, diventa partito di massa e aggrega forze che si prefiggono uguaglianza e giustizia sociale».

Valori da lei respirati già in famiglia.

«L’antifascismo, ideale dei miei genitori. Volontà di riscatto, impegno sociale e personale. Durante la Resistenza conobbi Renata Viganò. Avevamo un patto: io le procuravo foglie di barbabietola per fare le sigarette e lei m’insegnava le declinazioni del latino».

Dal 1958 al 1964 ha vistuto in Russia. Com’è stato?

«Mosca mi ha fatto maturare molto sul piano culturale. Popolosa, grande, diede appoggio al processo di liberazione dalla dominazione coloniale delle nazioni asiatiche e africane. Nel 1992, quando l’Urss si dissolve, molto cambia: i due blocchi in cui era diviso il mondo si sfaldano. Per la sinistra è una botta, le conquiste operaie devono fare fronte al liberismo sfrenato e all’avanzamento del capitalismo».

“La politica praticata con onestà e disinteresse è tra le più nobili attività umane”

«“Italia Nostra” di Bassani, Ravenna, Passerini, per restare su Ferrara, fu un esempio di associazionismo importante per la questione ambientale. Mettere il bene di chi si rappresenta al di sopra del proprio, questa è politica vera».

Dalle sue parole emerge il ritratto di Berlinguer.

«Parlai con lui per la prima volta a Nizza: semantica del bracciante, che ai tempi era il mio lavoro. Poi arrivò a Ferrara nel 1952; la risposta della città all’alluvione del Polesine di un anno prima la faceva meritoria di essere la sede del secondo congresso della Fgci. Uomo e politico integro, abbiamo molto viaggiato insieme e sempre in seconda classe».

Giorgia Pizzirani

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