Cini, l’imprenditore collezionista d’arte Storia del conte e della sua passione
In un libro gli atti della giornata di studi a lui dedicata Ne “Lo specchio del gusto” opere, carteggi e aneddoti
Si intitola “Lo specchio del gusto. Vittorio Cini e il collezionismo d’arte antica nel Novecento” il volume edito da Marsilio che raccoglie gli atti della giornata di studi dedicata a lui e al suo collezionismo artistico. Capofila dell’evento, che si tenne esattamente quattro anni fa (novembre 2017), fu l’Istituto di Storia dell’Arte-Fondazione Cini.
il personaggio
Il conte Cini è figura quanto mai rappresentativa di quella ricca ed intraprendente borghesia industriale che nasce negli ultimi decenni del XIX secolo, momento ottimo per attuare la propria formazione, in fatto di gusto, con la teoria di valori e gerarchie formali di fine secolo, di chiara matrice anglosassone, che fan capo a Walter Pater ed a Bernard Berenson e che sfociarono, per far l’esempio più vicino alla Ferraresità del mecenate, marchiando per sempre la cifra stilistica elegantiarum della sua esistenza, nella collezione unica di capolavori toscani in cui son comprese opere di Giotto, Guariento, Botticelli, Filippo Lippi, Piero di Cosimo e – particolarmente “caro” ai cittadini estensi – il raro e preziosissimo nucleo rappresentato dai dipinti del Rinascimento ferrarese, tra cui il San Giorgio di Cosmé Tura, eppoi Ercole de Roberti, Lorenzo Costa, Ludovico Mazzolino e l’immenso Dosso Dossi – esposti per un po’, anni fa, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
LA BELLEZZA
L’amore di Cini per le cose belle fu nutrito da un cotè di illustri consiglieri, storici dell’arte e uomini di cultura che diedero alle sue pulsioni collezionistiche ordine e forma: fra tutti spicca sicuramente la figura di Nino Barbantini, sodale fraterno e concittadino – come Giuseppe Volpi di Misurata, insieme i 3 costituivano il cosiddetto “gruppo veneziano” – attivo dapprima a Venezia per i grandi eventi d’arte, come la Biennale. Poi, nel 1933 organizza a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, una delle mostre più importanti del secolo, dedicata alla Pittura Ferrarese del Rinascimento. E risale a questo periodo il rapporto di amicizia e collaborazione con Vittorio Cini che gli affida il compito di sovrintendere al restauro ed all’arredo del Castello di Monselice. Questo lavoro terrà impegnato Barbantini per alcuni anni e culminerà nella monografia pubblicata nel 1940.
IL VOLUME
“Lo specchio del gusto” (25 euro), curato da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte, Fondazione Giorgio Cini, comprende gli interventi di Andrea Bardelli, Annamaria Bava, Stefano Bruzzese, Antonella Chiodo, Alvar González-Palacios, Mauro Natale, Anna Orlando e Maurizio Reberschak. Last but not least l’importanza data al rapporto tra Vittorio Cini ed il critico Federico Zeri: è stato deciso di pubblicare, in calce al volume, come essenziale chiosa, il regesto del carteggio ai due riferito, conservato nell’Archivio Vittorio Cini di Venezia.
Per informazioni e dettagli sulla fondazione e sulla possibilità di visitare il palazzo all’isola di San Vio (Venezia) consultare il sito ufficiale: www.cini.it.
Maria Cristina Nascosi
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