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Piccinini a passo di danza «Così ho trasformato la mia passione in lavoro»

Enrico Ferranti
Piccinini a passo di danza «Così ho trasformato la mia passione in lavoro»

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Alessia Piccinini, 22 anni ancora da compiere, ha la danza nel sangue. Alla disciplina dedica impegno e passione da quando è bambina. Nata a Comacchio e residente a Vigarano Mainarda, la giovane danzatrice, ha iniziato a insegnare a Vigarano Pieve e Santa Maria Maddalena. «Riuscire a trasmettere alle bambini emozioni e voglia di fare - dice Piccinini - è una vittoria quotidiana, è il mio grande sogno che si realizza». I primi passi la ragazza li ha mossi ad appena due anni, poco dopo aver imparato a camminare. «Grazie a mia mamma, Valeria Poltronieri, mi sono appassionata alla danza già da piccolissima. È direttrice artistica della scuola “Progetto Danza”, sono cresciuta vedendola ballare e insegnare», racconta.

Nel corso degli anni e del percorso non sono mancati i momenti di crisi. «Mi sono chiesta quale fosse la mia vera ambizione ma le risposte sono sempre state a ritmo di musica. Sono felice di aver vinto i periodi di sconforto e ora - dice - non abbandonerei mai questa strada». Un continuo crescendo, anche attraverso gli studi. «Mi sono diplomata al liceo delle scienze umane Carducci di Ferrara e poi mi sono iscritta all’università. Per tre anni ho frequentato medicina ma da quest’anno sono passata a scienze motorie». Nel corso degli anni del liceo Alessia ha rafforzato ciò in cui credeva: la danza e l’educazione. «Parallelamente alla scuola aiutavo mia madre con i corsi, insegnavo alle allieve più piccole e poi, non appena sono diventata maggiorenne, ho conquistato il titolo di insegnante di danza alla scuola di Milano». Liceo, università, scuola di danza e stage con ballerni famosi come Kledi Kadiu e Andrè De La Roche. «Sono molto felice che questa mia passione sia diventata un lavoro. Di strada ce n’è ancora tanta da fare ma sono pronta e felice. In tutto questo - conclude - il grazie più grande va proprio a mia mamma che ha saputo trasmettermi questa passione».

Enrico Ferranti

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