Nasce “Laboratori critici” Bianchi e Andreotti ne parlano al BookCity
Da almeno un decennio a Ferrara si sentiva l’esigenza di una rivista che si occupasse di poesia, ma non solo, di percorsi letterari, di prospettive culturali senza appartenenze ideologiche né familiarismi a cui rendere conto di continuo. Il semestrale “Laboratori critici” è scaturito da un’idea di Matteo Bianchi e Angelo Andreotti, grazie alla costanza della Samuele Editore di Pordenone che, nonostante la crisi del panorama librario, continua a investire nei supporti irrinunciabili della nostra tradizione: il foglio di carta quale tentativo per fare selezione di esperienze e riflessioni. Ospiti di BookCity, domani alle 12.30, all’Adi Design Museum di Milano, Bianchi e Andreotti presenteranno il numero zero con l’editore Alessandro Canzian e con alcuni autori che hanno collaborato: Maria Borio, Chiara Evangelista, Niccolò Nisivoccia e Stefano Raimondi.
«L’abbiamo intitolato “Le risorse del silenzio” – commenta Bianchi – per mettere a fuoco l’incongruenza sottolineata dal periodo pandemico tra l’isolamento e il brusio costante della nostra quotidianità. Se da un lato l’approccio monografico misura la temperatura sociale odierna, con il concretizzarsi inevitabile del nichilismo di matrice nietzschiana nel distanziamento e nel culto materialista dell’apparenza, dall’altro ci siamo soffermati sull’esplosione di stimoli creativi che durante e dopo la serrata hanno favorito una sempre maggiore consapevolezza collettiva». Bianchi, già collaboratore della Nuova e adesso anche direttore di una redazione di critici tanto accademici quanto militanti, non sopporta i finti elitarismi dietro cui si nascondono i soliti salotti di provincia, tanto che ha incentrato il volume d’esordio su Hervé Guibert, Battiato e Pasolini.
«Il nostro intento è offrire una prospettiva diversa dalle altre, con altre priorità – conclude – altre chiavi di lettura per accedere al contemporaneo. D’altronde, l’unico modo per orientarsi oggi tra i titoli in uscita e quelli caduti nel dimenticatoio è costruire un percorso coerente, è riuscire a stimare le parole, o meglio, la loro necessità di restare al mondo».
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