Con “L’attimo fuggente” Bassi arriva a Cento «Testo indispensabile»
L’attore interpreta il professor Keating, la regia è di Iacomelli Lo spettacolo domani sera in scena alla Pandurera
L’INTERVISTA
Samuele Govoni
Ettore Bassi è John Keating, il professore de “L’attimo fuggente” reso immortale da Robin Williams. Lo spettacolo, scritto da Tom Schulman, lo stesso autore che firmò la sceneggiatura del film diretto da Peter Weir, arriva domani alle 21 alla Pandurera di Cento (via XXV Aprile). È la prima volta che l’adattamento de “L’attimo fuggente” (qui diretto da Marco Iacomelli) esce dagli Stati Uniti. Dall’importanza della storia alla sua passione per il teatro, passando per il ritorno sul palco e i progetti futuri, Bassi si racconta.
“L’attimo fuggente” è un classico. Che effetto le fa portarlo in scena?
«Per me è una grande emozione, sia per l’importanza dei temi trattati sia per il ruolo che interpreto. Keating al cinema ha il volto di Williams, un grandissimo che resterà nella memoria di tutti. Questo progetto mi sta dando la possibilità di portare avanti un discorso di impegno e teatro civile iniziato con il monologo “Il sindaco pescatore”».
Secondo lei “L’attimo fuggente” è ancora capace di parlare ai giovani?
«Assolutamente sì perché parla di sogni e valorizzazione della libertà individuale. Parallelamente allo spettacolo sto portando avanti una serie di incontri con le scuole e seminari sul teatro e mi rendo conto che il messaggio portato in scena è ancora terribilmente attuale».
Perché terribilmente?
«La storia è ambientata negli anni Cinquanta del Novecento e la situazione non è cambiata poi così tanto rispetto ad allora. Viviamo in un tempo che ostacola la formazione dell’identità, anzi, a ben guardare vediamo continuamente processi di mortificazione. “L’attimo fuggente” è un testo indispensabile».
Com’è stato tornare in scena dopo lo stop forzato?
«È stato come tornare a respirare. Tornare sul palco o in sala per me è stata una boccata d’ossigeno. Credo che il teatro sia un luogo necessario per la crescita delle persone, del pensiero e dell’anima».
In tutti questi anni infatti non l’ha mai abbandonato. Quando è nata la passione?
«Quando da bambino volevo fare il prestigiatore e obbligavo amici e familiari ad assistere ai miei spettacoli. A 19 anni andai a Torino per studiare teatro e lì capii davvero la forza di questa arte. Nel corso della carriera mi sono dedicato alla televisione, al cinema e alla radio ma il teatro per me resta imprescindibile».
Sta lavorando anche a progetti futuri?
«Sì in particolare a due. “Il mercante di luce” monologo tratto dall’omonimo libro di Roberto Vecchioni che porterò al Carignano di Torino a febbraio e ad un testo di Shakespeare che indaga il rapporto tra Stato e popolo».
Per info: 051.6843295.
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