Consumo di suolo È ormai allarme e non si sono ancora trovate soluzioni
Domenica è il World soil day: per cercare di sensibilizzare Occorre utilizzare il terreno in maniera più consapevole
Adriano Facchini*
Domenica 5 dicembre è la Giornata mondiale del suolo (World soil day). Un momento importante per sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica. In Italia il consumo di suolo, una risorsa non rinnovabile, raggiunge i 14 ettari al giorno. Occorre pertanto sviluppare una maggiore sensibilizzazione ambientale e trovare soluzioni che permettano di utilizzare il terreno in maniera più consapevole. Nata su interessamento, prima dell’Unione internazionale di Scienze del suolo (Iuss) e poi della Fao, è stata istituita il 20 dicembre del 2013 durante la 68ª edizione della Assemblea generale Onu.
lo scopo
L’intenzione di questo ennesimo evento è quella di diffondere su tutta la popolazione mondiale una maggiore sensibilizzazione verso il tema ambientale, ormai definito il problema numero uno per le sorti dell’umanità.
Dal suolo dipendono, il cibo, il mangime per gli animali, il carburante, l’acqua potabile, oltre ad essere il più grande serbatoio di carbonio del pianeta, ed un possibile e valido alleato per rallentare i cambiamenti climatici.
Avere cura del suolo significa anche salvaguardare la biodiversità, visto che nel terreno vive una quota rilevante della biodiversità globale del nostro pianeta.
Oltre a una continua copertura del suolo (case, strade ecc. . ) che ormai si avvicinerebbe all’8% della superficie italiana, notiamo anche, da almeno 50 anni, una progressiva desertificazione dei terreni agricoli che oltre a causare criticità idrogeologiche abbassa inesorabilmente le produzioni. Mentre da anni si abusa della parola sostenibilità, non si sono ancora trovate delle soluzioni efficaci e su larga scala per fermare l’utilizzo incontrollato di nuovo terreno, magari operando, nel contempo, sulle aree già urbanizzate degradate, riqualificandole o rigenerandole, visto che esistono per queste agevolazioni fiscali importanti.
da dove partire
Un contributo importante, per fermare il degrado progressivo dei suoli, può e deve venire dall’agricoltura intensiva, perché, anche se è vero che negli ultimi decenni, ha dato un contributo determinante per ridurre la fame nel mondo, ha nel contempo contribuito a ridurre notevolmente la vita e la sostanza organica dei terreni utilizzati, rendendoli molto più vulnerabili agli agenti atmosferici e contribuendo alla eutrofizzazione delle acque.
Le leve su cui agire per ridare vita ai terreni coltivati sono diverse, fra cui: una sensibile riduzione dei concimi chimici di sintesi, un apporto annuale di sostanza organica e di microorganismi utili, una riduzione delle arature, un inserimento di cover crop contro l’erosione ecc…
Ma andiamo con ordine. È definito fertilizzante una qualsiasi sostanza in grado di aumentare la fertilità del terreno e di fornire così il giusto sostentamento delle piante. Per millenni si è fatto ricorso al solo letame, oppure lasciando pascolare il gregge sui campi, dopo la mietitura, per favorire la dispersione delle loro deiezioni per arrivare poi al solfato di ammonio e al nitrato del Cile, ma anche il fosforo, oltre che dal guano. Ma se è vero che i fertilizzanti sono necessari per aumentare sensibilmente le produzioni agricole, si è arrivati nel tempo a constatare che il loro uso eccessivo comporta anche notevoli problemi all’ambiente, come a esempio l’esplosione delle alghe nelle acque dove il contenuto in sali nutritivi è elevato. Il fenomeno si chiama eutrofizzazione, con grossi danni alle specie ittiche.
LE INNOVAZIONI
L’agricoltura, per ridimensionare il problema, ha già introdotto da tempo numerose innovazioni che vanno in questa direzione (agricoltura di precisione), come ad esempio dosando gli apporti in funzione delle caratteristiche del suolo, alle esigenze della coltura, ed all’andamento climatico, e ottenendo così una riduzione del 20/40% dei quantitativi utilizzati, senza minimamente penalizzare le produzioni.
Molti progressi per ridurre i possibili effetti negativi dei fertilizzanti chimici sono stati realizzati ma il terreno non è solamente un supporto inerte per le piante, ma è un sistema molto complesso che contiene un enorme numero di microorganismi, che costituiscono il Microbiota del suolo. Questo in oltre cinquant’anni di agricoltura intensiva si è profondamente ridimensionato, e ora dobbiamo assolutamente reintegrare artificialmente con interventi di vario tipo.
Siamo di fronte a vere e proprie biofabbriche in grado ad esempio di produrre fino a 200 kg di azoto per ettaro prelevandolo dall’aria che ne contiene fino a un 78%. Pochi grammi di terreno sano, possono ospitare un microbiota con milioni se non miliardi di batteri, che si formano grazie all’azione radicale delle piante, le quali con i loro essudati richiamano e selezionano i batteri creando una comunità microbica controllata. Per gli agricoltori potranno essere microscopici alleati per fare fronte alle sfide climatiche.
* esperto di marketing
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