Da Fantozzi a Kill Bill, i segreti di Frizzi «Entusiasmante l’incontro con Villaggio»
L’autore di colonne sonore il 17 dicembre sarà al Nuovo di Ferrara per il festival Music Film. «Viva il cinema, sempre»
L’INTERVISTA
Dal 17 al 19 dicembre al Teatro Nuovo di Ferrara va in scena “Music Film - 5º Festival delle colonne sonore. Per l’occasione è stato realizzato un progetto didattico formativo alle scuole Boiardo e Carducci. Questa l’intervista a Fabio Frizzi, autore e compositore italiano, che venerdì alle 21 dirigerà la serata “80 voglia di cinema – le più belle colonne sonore degli anni ’80”.
Fabio Frizzi nella sua carriera ha scritto le colonne sonore di alcuni dei più famosi film cult del cinema italiano. Venerdì 17 a Ferrara dirigerà la Ferrara film orchestra con un medley tratto dalla colonna sonora di “Fantozzi”; a interpretare “La ballata di Fantozzi” sarà l’attore ferrarese Gianni Fantoni. Poi, il 18 e 19 dicembre terrà il “Workshop di musica per il cinema” all’Amf - Scuola di musica moderna di Ferrara, occasione importante per chi volesse avvicinarsi alla composizione di colonne sonore.
Perché partecipare al Music Film festival di Ferrara?
«Amo il cinema e la musica da film - ci dice - da quando ero ragazzo. Poi è diventata la mia professione e la mia vita. Una bella occasione per raccontare la mia esperienza e un po’ dei miei segreti creativi e produttivi ai giovani musicisti e appassionati».
A cosa ha rinunciato per arrivare dov’è adesso?
«Credo che ogni passione meriti attenzione e dedizione. Non ho rinunciato a niente, probabilmente - risponde Frizzi -; e comunque, se lo avessi fatto, il mio lavoro mi ha restituito molto di più».
Rimpiange qualcosa della vita di quando non apparteneva a questo mondo?
«Ho iniziato talmente presto che praticamente tutta la mia vita, da poco dopo i 20 anni, ha sempre avuto come fil rouge la mia professione».
È riuscito a mantenere le stesse amicizie di quando non era conosciuto?
«Con alcuni amici dell’adolescenza sono ancora in contatto, pochi per la verità. Ho sempre creduto nell’amicizia e nella condivisione dei momenti belli con le persone care. Ah, me ne viene in mente uno in particolare: con Massimo Lopez ci siamo conosciuti quando avevamo 16 anni e lui veniva alle prove del mio gruppo musicale. È passato tanto tempo, siamo ancora amici».
All’inizio della carriera soffriva d'ansia da palcoscenico. Se sì come l’ha sconfitta?
«Credo che tutti o quasi i professionisti dello spettacolo abbiano sofferto di questo. È una brutta bestia e non è facilissimo venirne fuori, anche se in genere una volta cominciato lo spettacolo l’adrenalina sale e l’ansia te la dimentichi».
Come ci si sente a essere conosciuti?
«Nel mio caso la popolarità è abbastanza misurata, chi scrive musica da film vive per lo più nella penombra del dietro le quinte. Ma certo fa piacere, più che altro l’apprezzamento di chi ama la tua produzione, il tuo stile. Ecco, dopo un bel concerto il pubblico che ti circonda e ti applaude è una grande ricompensa, l’autostima risale di molte tacche».
Che emozione si prova a vedere un proprio brano inserito nella colonna sonora di un film del celebre regista Quentin Tarantino?
«Quando mi hanno detto che nel film Kill Bill - Volume I, ci sarebbe stato il tema di “Sette note in nero” lo choc, positivo si intende, è stato forte. Era un pezzo scritto con Franco Bixio e Vince Tempera, i miei compagni di trio, nell’ambito della colonna sonora di questo film di Lucio Fulci. Un brano al quale eravamo da sempre affezionati. Ma certo la consacrazione internazionale venuta da un grande di Hollywood era qualcosa di lusinghiero».
Come nasce l’idea per una colonna sonora?
«Si va per tentativi: uno strumento musicale, un registratore dove appuntarsi le idee, ripensare ai personaggi della storia, alle loro vicende, alle gioie e alle sofferenze. Simpatie, empatie, disprezzo, orrore, paura, consolazione, amore, la tavolozza si riempie di colori e, idea dopo idea, il mosaico si compone».
Come è stato musicare il film “Fantozzi”?
«Bello, emozionante, divertente. Ero molto giovane e il primo incontro con Paolo Villaggio fu entusiasmante. Il tema principale, quello che ancora oggi canticchiano tutti, quello della “Ballata di Fantozzi”, è stata la prima cosa che ho scritto, subito dopo quell’incontro. Poi tutto il resto, la registrazione delle musiche in uno studio importante e la sensazione di partecipare a qualcosa di straordinario. Ero eccitatissimo e lì per lì pensavo di esagerare. Poi il successo e la consapevolezza che era nato qualcosa di importante».
Quanto pensa sia vitale ritornare al cinema?
«I film vanno visti al cinema. Non ho dubbi. La televisione ci ha dato e ci dà molto, adesso si è imparentata con il computer e il cellulare e ormai non la ferma più nessuno. Ma il rito del cinema, il grande schermo, la complicità con i compagni di platea, il suono, il colore, questa magia non finirà mai. Di crisi ne ha passate tante, ma la settima arte è arte vera, un modo di esprimersi, di raccontare, di condividere, di discutere. Viva il cinema, sempre».
Info e iscrizioni al workshop su www.eventbrite.it o tel. 0532.1933901. Per i biglietti dello show: 0532.1862055 o www.teatronuovoferrara.com
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