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“Il cammin di nostra vita” Ricoprire un capolavoro grazie alla penna di Sommi

Giorgia Pizzirani
“Il cammin di nostra vita” Ricoprire un capolavoro grazie alla penna di Sommi

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San Nicola, che si festeggia oggi, ha dato origine alla tradizione di Babbo Natale tra fiabe, leggende e iconografia. Ben oltre il mondo cristiano sono noti leggenda e culto del santo, citato quale esempio di generosità nel XX canto del Purgatorio dantesco. E così, a settecento anni dalla sua morte, il Sommo Poeta è ancora più attuale che mai, come ci racconta Luca Sommi, il cui ultimo libro si intitola non a caso “Il cammin di nostra vita”: «Ho riletto la Commedia da conoscitore ed estimatore, riprendendo la critica di Borges, Sermonti e Auerbach, le loro interpretazioni degli snodi più complessi; e restituendola ai lettori nel “Cammin di nostra vita” (Baldini Castoldi) con l’auspicio di (ri)scoprire un capolavoro senza età. Dante poeta costruisce Dante pellegrino, molto più laico – colloca Avicenna e Averroè al pari di Socrate –, frequentatore del dubbio e preda di emozioni: un uomo, come gli spiega il mentore Virgilio. Senza fare confliggere visione teocentrica e antropocentrica», dice Sommi.

Perché l’Inferno affascina così tanto le persone? «In ognuno di noi esistono ambizione di salire e piacere di scegliere. Ci rispecchiamo nei personaggi che vi colloca Dante, ritrovando il sapore romantico dell’esaltazione del grottesco – mostri alati, Minotauro, vizi e disperazione – ed elementi a noi contemporanei, plasticamente descritti. Il canto III è metafora di barconi e migranti. E come non notare somiglianze tra i barattieri, i seminatori di discordia, e alcuni frequentatori della politica italiana?».

«Ma il Purgatorio - continua Sommi - è parimenti affascinante: qui incontra felicemente Casella – con cui il nostro formava un duo al pari di Mogol e Battisti –, che gli parla del libero arbitrio. E, in Paradiso, l’amore che tutto muove: chi meglio di San Francesco che si spoglia di tutto, incarnando valori universali?».

Giorgia Pizzirani

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