Un tocco di mistero nell’Ala Albertina L’enigmatico “Vultus” di Palazzo Schifanoia
L’opera può essere un ritratto speciale del figlio di Leonello Il tema del “favorito dalle Muse” è un messaggio ricorrente
Dopo un lungo lavoro di restauro nelle scorse settimane è stata presentata al pubblico la riapertura dell’Ala trecentesca di Palazzo Schifanoia a Ferrara. Quella parte dell’edificio è stata ribattezzata Ala Albertiana in onore di Alberto V d’Este (1347-1393) che eresse quella parte dell’edificio ampliando così il fabbricato preesistente. Tuttavia va sottolineato che nella lingua italiana e nella terminologia della storia dell’arte, “albertiana/o” si riferisce solo a quanto va a collegarsi a Leon Battista Alberti (Genova 1404 - Roma 1472) umanista poliedrico, mentre per quanto riguarda un qualsiasi personaggio di nome Alberto, o un Alberti diverso da Leon Battista, va usato “albertino”. Si ha, ad esempio, lo Statuto Albertino del 1848, da Carlo Alberto di Savoia, o, in campo musicale, il “basso albertino”, che si lega al compositore Domenico Alberti (1710-1740). Si dovrebbe dunque parlare di Ala Albertina e non di Ala Albertiana perché, in questo caso, la dedica potrebbe ingenerare confusione dato che Leon Battista Alberti fu sì di casa a Ferrara ma non certo nel Trecento.
IL PERSONAGGIO
Ebbe stretti rapporti con Leonello d’Este (1407-1450), nipote di Alberto V. Il periodo di Leonello ha lasciato sui muri dell’Ala Albertina tracce importanti. Tra di esse dipinti murali, dei quali fa parte un brano con “divisa” araldica di Leonello, di rara difficoltà interpretativa, e di incerta attribuzione d’autore. Raffigura un “vultus trifrons”, in sostanza tre visi fusi in uno solo. Creature umane ed animali con tale aspetto sono presenti in diverse culture, fin dagli albori delle civiltà. Si può escludere che il nostro “vultus” alluda alla prudenza perché è formato da visi fanciulleschi. La Prudenza di solito è effigiata come una donna adulta, anche con triplice viso, come nel mosaico del pavimento del Duomo di Siena; in vesti maschili è per lo più legata al tema delle tre età dell’uomo, e quindi non alla sola gioventù. Più plausibile che si tratti di un richiamo a una Musa, Calliope, come proposto nel 1975 da Anna Eörsi, dato che Guarino da Verona la descriveva all’allievo Leonello, che alle Muse si ispirava, con «tribus compacta vultibus».
L’ENIGMA
Il “vultus” di Schifanoia può essere forse un ritratto speciale di “favorito dalle Muse” del piccolo e biondo Nicolò, il figlio di Leonello e della prima moglie Margherita Gonzaga, nato nel 1438. È avvolto da una cornice di ali: la mitologia narra che le Muse furono sfidate dalle Sirene, e vincendo strapparono loro le penne delle ali per farne corone. Infatti un tempo le Sirene venivano descritte come alate, e non per nulla, in un’altra parete del Palazzo, esiste una bizzarra figura dipinta che rappresenta appunto una sirena alata.
Il “vultus” estense compare ancora in modo e senso diversi, ad esempio accanto a Mercurio e raggiante, in un acquerello astrologico del “Liber phisiognomiae” voluto da Leonello, oggi a Modena. Leonello richiese al grande Pisanello una medaglia di bronzo con il “vultus” che ha a lato rami d’olivo e pezzi di armatura, il medesimo poi è disegnato dallo stesso artista a decorare un’altra armatura, indossata in un foglio del Louvre da Alfonso V d’Aragona, suocero di Leonello per aver sposato sua figlia Maria. Il “vultus” dell’Ala Albertina di Schifanoia, poco noto, merita perciò la massima attenzione.
Micaela Torboli
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