La Nuova Ferrara

Il dono di Micalizzi alla sua città adottiva è il Centro studi sul cinema ferrarese

Giorgia Pizzirani
Il dono di Micalizzi alla sua città adottiva è il Centro studi sul cinema ferrarese

Ieri l’annuncio, la mostra permanente al circolo dei negozianti di Ferrara sarà fruibile dal prossimo febbraio 

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LA PRESENTAZIONE

«Un amore, quello per la settima arte, che nacque quando mio padre mi regalò la tessera del cinema di Reggio Calabria». Comincia così l’intervento di Paolo Micalizzi, critico e storico cinematografico, anima e cuore del “Centro documentazioni studi e ricerche cinema ferrarese” inaugurato ieri al Palazzo Roverella, sede del circolo dei negozianti cittadino, con una ricca mostra permanente di manifesti sul cinema.

Finalità del centro sono la conservazione e la valorizzazione di materiale iconografico di film e documentari professionali realizzati nel territorio ferrarese, provenienti dalla personale collezione del giornalista, oltre a documentazione cartacea e audiovisiva sul cinema di Ferrara.

Le nebbie ferraresi e i territori tra Delta del Po e Comacchio ospitano pagine di storia tra le più intense e controverse, portate sul grande schermo da registi di caratura mondiale: da “L’Agnese va a morire” a “Gli occhiali d’oro”, da “E ridendo l’uccise” a “Le strelle nel fosso”. E ancora altri scelgono Ferrara per tessere le loro pagine di cinema: i ferraresi Michelangelo Antonioni e Florestano Vancini, ma anche Vittorio De Sica e Luchino Visconti con “Ossessione”.

«È il 1902 – approfondisce Micalizzi – quando il pioniere del cinematografo Rodolfo Remondini realizza “Il conte di Torino a Ferrara”; nove anni dopo è la volta di “Parisina. Un amore alla corte di Ferrara” di Giuseppe De Liguoro e “Lucrezia Borgia” di Mario Caserini, sino a “Il baratro” di Antonio Sturla, considerato pioniere del cinema ferrarese, nel 1912. Insieme a lui molti sono registi, attori e appassionati filmaker indipendenti, che a Ferrara donano contributi fondamentali: Ragazzi, Sani, Mingozzi, Pecora; l’anglista e critico teatrale Guido Fink; e ancora Anna Quarzi, Felloni, Magri e Fontanelli, operativi nello storico Cineclub Fedic di Ferrara nato nel 1953».

Tra il folto pubblico, presenti in sala l’attore Gianni Fantoni, Cesare Bornazzini e Marco Boscoli, rispettivamente sceneggiatore e gruppista per Pupi Avati, oltre a Elisabetta Sgarbi.

Fondamentale il supporto del Cds Cultura: «L’intenzione – chiarisce la presidente Cinzia Bracci – è di mettere a disposizione di tutti ciò che Paolo ha minuziosamente raccolto nella sua vita: partiamo per un’avventura culturale, con l’intento che la città possa conoscerne e apprezzarne l’immenso valore».

Le fa eco Riccardo Modestino, responsabile culturale: «Il cinema è la macchina che riflette la complessità tra tecnica e magia, tra arte e industria: strumento che racconta la storia aiutando a conoscerne passato e presente, strumento artistico ed educativo: indicativa la concessione del logo da parte di Unife, cui siamo grati».

L’esposizione permanente sarà aperta alla cittadinanza e alle scuole da febbraio.

«Non ringrazieremo mai a sufficienza – chiosa l’assessore alla cultura Gulinelli – gli storici e i cinefili che hanno portato avanti la memoria del nostro cinema, contribuendo alla conservazione di un patrimonio d’indiscusso valore».

Giorgia Pizzirani

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