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Alla Bassani serata di folk e blues sulle note “esperte” di Roberto Menabò

Il chitarrista piemontese incanta la platea «Mi piace pensare che dietro le mascherine nasca un sorriso»

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Il folk delle origini, suonato e cantato, unito alle “vite affogate nel blues”. Sono gli ingredienti di una serata alla biblioteca Bassani con Roberto Menabò, chitarrista piemontese da tempo trasferitosi in Emilia, tra i più celebri interpreti italiani del genere. Il suo concerto-evento dell’altra sera è stato promosso dall’associazione Music Road, nell’ambito della rassegna Racconti Erranti della Bassani che proseguirà fino all’estate.

In circa un’ora e mezza di spettacolo Menabò ha raccontato le storie dell’antica America, di uomini e donne del blues nati poverissimi e affermatisi grazie alla propria arte e, a volte, alle sorprese del destino. È il caso, ad esempio, di Elizabeth “Libba” Cotten, passata da lavori come domestica da “un dollaro al mese” ad affermarsi come icona della musica afro-americana, tanto da suonare anche a casa Kennedy. Sua la celeberrima Freight Train, canzone scritta in ricordo di un treno merci che era solita udire dalla sua casa d’infanzia e proposta l’altra sera dallo stesso Menabò.

Una storia di successo partita dalle umili origini è anche quella del bluesman Dick Justice, minatore di carbone della Contea di Logan il cui talento fu presto scoperto tanto da essere celebrato nell’Anthology of American Folk Music di Harry Smith, nel 1952, con un suo pezzo.

«Viviamo in tempi difficili, ma il blues è sempre capace di regalare emozioni, con le sue note e le sue storie. Mi piace pensare che dietro le mascherine protettive possa far nascere un sorriso in chi lo ascolta. Questa è per me la gioia più grande», ha detto in chiusura Menabò rivolgendosi al pubblico.

Ad assistere alla narrazione in musica c’era anche l’assessore Marco Gulinelli: «Il blues – dice – è una grande metafora per apprezzare la natura dell’uomo in continua ricerca del bene, ma sempre incespicando nel male, perciò le storie di blues sono anche le nostre».

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