Rossese, vino speciale nato al confine tra Italia e Francia
Prodotto esclusivamente in un’area in provincia di Imperia da piante vecchie La macchia mediterranea spontanea gli dona sfumature che lo rendono unico
Cominciamo da questa settimana una rubrica settimanale dedicata al vino affidata al giornalista enogastronomico Riccardo Corazza.
Ho sempre avuto un debole per le belle storie raccontate bene, storie di illuminazioni e trasformazioni, storie di evoluzioni, e della ricerca di un senso. Uno dei privilegi di occuparsi di vino è proprio questo, la possibilità di incontrare tante e tante vicende, alcune davvero buone, e perfette da raccontare. Per questa occasione vi parlo di una tipologia di vino colpevolmente misconosciuta, che è il Rossese di Dolceacqua Doc, e di un territorio, quel fazzoletto spettacolare della provincia di Imperia collocato tra la Val Roja e la Val Nervia, da sempre conteso tra Italia e Francia e adibito alla coltivazione della vite soltanto tramite una fittissima tessitura di muri a secco. Solo questi permettono alle piante di attecchire su terreni di natura composita, marne, argille bianco-blu, argille rosse, rocce, spesso circondati da boschi dove la macchia mediterranea cresce indisturbata, caricando i vini che lì vengono prodotti di tutte le sfumature immaginabili, timo, gelso e alloro, poi il rosmarino, poi ancora zafferano, ginestra, gelsomino, euforbia e la calda macchia mediterranea. Qui si producono Pigato, Vermentino, ma soprattutto Rossese Doc, che è il territoriale per eccellenza, anche perché cresce soltanto in questa zona del mondo. Piante molto spesso vecchie, anche di 100 anni, dotate di un equilibrio vegeto-produttivo eccellente, rendimenti naturalmente bassi che originano un vino aspro, misterico, pieno di vigore e un po’ selvaggio come queste terre, un vino da militari, tra cui Andrea Doria e lo stesso Napoleone, che per primi ne tessono le lodi.
Tra le aziende (poche) che producono Rossese ho sempre avuto un debole per Terre bianche, la cantina di Filippo Rondelli, anche per la sua storia singolare, emblematicamente da twist of fate; Filippo studia filosofia, è avviato a diventare professore, è la carriera che ha sempre sognato. Improvvisamente la morte del padre lo costringe a riscrivere piani già prestabiliti. Diventa vignaiolo, rilevando l’attività di famiglia, facendo diventare quei sogni eroici, come per magia, i suoi sogni. Anche se in realtà Filippo è vignaiolo nato, un talento fatto di sensibilità e letture accurate, oltre che avvincente affabulatore capace di rendere al Rossese quello che si merita, in termini di emozioni trasmesse nelle bottiglie.
Riccardo Corazza
(1 - continua)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
