I nuovi film italiani collezionano flop Ci salva il musical del mago Spielberg
“Sing 2” è un cartoon trascinante e con gag spassose La sorpresa arriva dalla Spagna con “Il capo perfetto”
Fabio Canessa
Triste inizio d’anno per il cinema italiano, non solo per gli incassi miserrimi (a parte il clamoroso trionfo di “Spider-man”, tutte le altre uscite natalizie sono flop più o meno pesanti) quanto soprattutto per la qualità. Dopo l’imbarazzante Babbo Natale di Siani e De Sica, arrivano i quasi omonimi Genovese e Genovesi a mandare allo sbaraglio del box office due operine modestissime di sicuro insuccesso. Buon per noi che il maestro Spielberg ha firmato un musical bellissimo, che la Spagna ci sorprende con una commedia divertente quanto intelligente e che il cinema d’animazione statunitense conferma il suo stato di grazia.
WEST SIDE STORY
Di Steven Spielberg con Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBos. Usa.
Il mago Spielberg esordisce nel musical a 75 anni, dirigendo il remake del “West side story” di sessant’anni fa, e confeziona un film perfetto, tecnicamente migliore del precedente. Il racconto della storia d’amore tra due giovani appartenenti agli opposti clan etnici che si scontrano in risse mortali per le vie di New York rimane fedele al prototipo, limitandosi a evidenziare i problemi di allora che il tempo ha aggravato. Coreografie impeccabili, musiche immortali di Bernstein, fotografia e scenografie da lustrarsi gli occhi, regia magistrale. I protagonisti, che cantano, ballano e recitano benissimo, non hanno però il carisma degli originali. Voto: 8
SING 2
Di Garth Jennings. Usa.
Secondo episodio della saga che unisce “X-Factor” a “Zootropolis”. Stavolta il koala imprenditore tenta di esordire nel teatro più importante della metropoli coi suoi artisti di punta: il topo canterino, la porcospina rockettara, la timida elefantessa (di nome Mina!), lo scimmione pianista, i maiali ballerini e compagnia animale. Seppure non trascinante come il primo, il film è un musical cartoon orchestrato con grazia e inventiva per il divertimento di tutti. Musica strepitosa (anche gli U2) per fortuna non doppiata, gag spassose, ritmo sostenuto, tecnica d’animazione sopraffina per parodiare i talent e celebrare il mondo dello spettacolo. Voto: 7
SETTE DONNE
E UN MISTERO
Di Alessandro Genovesi con Margherita Buy, Diana Del Bufalo, Sabrina Impacciatore. Italia.
Alla vigilia di Natale, mentre fuori imperversa una bufera di neve, il povero Marcello muore accoltellato nel letto della sua villa di campagna. L’uscita è bloccata, il telefono e le auto fuori uso. Chi l’ha ucciso? La moglie algida, la suocera alcolizzata, la cognata nevrotica, la ex seducente, l’amante cameriera o le figlie ribelli? Genovesi gira il remake di un successo francese firmato Ozon, peggiorandone assai il risultato. La confezione è professionale, ma l’assenza di ritmo e la struttura teatrale accentuano la verbosità di un film statico, che non decolla né come giallo né come commedia brillante. Voto: 5
SUPEREROI
Di Paolo Genovese con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Greta Scarano. Italia
I veri supereroi sono le coppie che riescono a rimanere insieme nel tempo. Così una disegnatrice inventa un fumetto che racconta il suo amore con un docente di fisica all’università. Genovese dirige un film ambizioso quanto sbagliato, che contiene tutti gli stereotipi più logori del genere sentimentale aggravati da una confusione narrativa che alterna di continuo i piani temporali, togliendo tensione a eventi di cui conosciamo già l’esito. Voto: 4
IL CAPO PERFETTO
Di Fernando León de Aranoa con Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor. Spagna
Il segreto della vita è trovare un equilibrio: nel lavoro, in amore, nei rapporti con gli altri. Non a caso il film è ambientato in una fabbrica di bilance. Ma a volte bisogna truccare la bilancia per trovare l’equilibrio, dice un Javier Bardem da Oscar. Infatti l’apologo crudo e spassoso vuol dirci che siamo così umanamente imperfetti che le nostre giornate sono tramate da ipocrisia, ricatto e tradimento mentre ci riempiamo la bocca di altruismo, trasparenza e fedeltà. I padroni sono cinici e spietati come in Ken Loach, però neanche gli operai e i licenziati sono innocenti. De Aranoa sa essere graffiante e al passo coi tempi, come i Risi e i Monicelli di una volta: la commedia alla spagnola ha sostituito quella all’italiana. Voto: 8
SPIDERMAN NO WAY HOME
Di Jon Watts con Tom Holland, Andrew Garfield, Tom Hardy. Usa
Natale strabiliante per i fan della Marvel, che allestisce un presepio completo dei tre Uomo Ragno dello schermo (Maguire, Garfield e Holland) e di tutti i cattivi (da Goblin a Octopus), con Doctor Strange, Venom e Devil ospiti d’onore. Miracoli del multiverso, che diventa multicinema etico e spettacolare. Un kolossal ricco di dramma, ironia, richiami e citazioni, un po’ zippato ma al passo coi tempi. Non un film di Spiderman ma su Spiderman e sulle grandi responsabilità che comportano i superpoteri. Voto: 8
DIABOLIK
Dei Manetti Bros con Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea Italia
I fratelli Manetti celebrano il mito di Diabolik, il fascino del fumetto e il cinema di genere con un film profondamente vintage. Anziché attualizzare Il criminale creato dalle sorelle Giussani sessant’anni fa, i due registi ricreano con passione e abilità le atmosfere di quelle avventure nere, le location dell’immaginaria Clerville, le psicologie stereotipate dei personaggi (ma forse Marinelli esagera nella recitazione robotica), l’accattivante semplicità del plot, perfino lo split screen che fraziona lo schermo in varie inquadrature per imitare le strisce fumettistiche. Il risultato è un prodotto anomalo nella nostrana cinematografia, curatissimo tecnicamente e filologicamente rigoroso, ma estraneo ai nostri tempi tanto da sembrare un’operazione nostalgia. Sarà un difetto o un pregio? Voto: 7
ONE SECOND
Di Zhang Yimou con Zhang Yi, Wei Fan, Liu Haocun. Cina
Un detenuto fugge dal campo di lavoro per andare al cinema dove sarà proiettato un cinegiornale in cui compare la figlia che non vede da anni. Ma la pellicola del film prima viene rubata da una ragazzina e poi si srotola nel fango rischiando di distruggersi. È solo l’inizio di un’appassionata celebrazione del cinema, della sacralità delle inquadrature che immortalano e spettacolarizzano la realtà, della fascinazione e della fragilità del mondo delle immagini. Ma è anche un ritorno del maestro Zhang Yimou a parlare della sua Cina e a denunciare il clima terribile della Rivoluzione Culturale. Scritto, diretto e interpretato a regola d’arte, ha già il respiro di un classico. Voto: 8
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