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L'INTERVISTA

Elio porta Jannacci a Ferrara: «Con lui impariamo ad essere noi stessi»

Samuele Govoni
Elio porta Jannacci a Ferrara: «Con lui impariamo ad essere noi stessi»

“Ci vuole orecchio” dal 14 al 16 gennaio sarà in scena al Teatro Abbado. Il regista Gallione firma un viaggio attraverso le epoche del cantautore 

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FERRARA. «Jannacci è un artista unico, non c’è nessuno come lui. Ha sempre creato tutto da sé, senza rifarsi ad altri. Più di una volta ho cercato i suoi ispiratori ma non li ho trovati: la sua arte è un inno all’originalità». Sono le parole di Elio a proposito del cantautore milanese, grande protagonista della musica italiana del dopoguerra. È a lui che è dedicato “Ci vuole orecchio”, lo spettacolo diretto da Giorgio Gallione che sarà in scena al Teatro Comunale Abbado di Ferrara (corso Martiri della Libertà, 5) dal 14 al 16 gennaio. La pièce, che prende il nome proprio da una canzone di Jannacci, ripercorre i luoghi e i personaggi narrati dall’artista. In scena Elio è accompagnato da cinque musicisti (Alberto Tafuri, Martino Malacrido, Pietro Martinelli, Sophia Tomelleri, Giulio Tullio).

I sei formano un’insolita e bizzarra carovana sonora ce dà vita ad uno spettacolo che è un po’ circo e un po’ teatro canzone. Ai musicisti toccherà il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Da Beppe Viola a Cesare Zavattini, da Franco Loi a Michele Serra, da Umberto Eco a Dario Fo o a Carlo Emilio Gadda. Uno spettacolo giocoso e profondo perché «chi non ride non è una persona seri». In attesa dell’arrivo della carovana a Ferrara il protagonista si racconta.

Elio, come nasce questo spettacolo?

«Io e Gallione avevamo da poco finito di portare in giro “Il Grigio”, spettacolo su Giorgio Gaber, quando abbiamo iniziato a pensare ad un lavoro su Jannacci che mi piace e ammiro da sempre. È un artista che seguo da quando sono nato, lui e mio padre erano compagni di classe e quindi in casa mia il suo nome è risuonato spesso».

È un viaggio attraverso le sue canzoni?

«Lo spettacolo è strutturato come un percorso in cui cerchiamo di raccontare le epoche da lui attraversate, cantate e vissute. I brani scelti sono funzionali a questo intento, non abbiamo selezionato le canzoni più celebri ma quelle che per noi potevano essere più rappresentative. Con questo omaggio/racconto ho voluto appagare la mia voglia di cantarlo e insieme condividerlo».

È stato molto difficile sceglierle?

«Non è stato facile, ne ha scritte talmente tante... queste sono a nostro avviso le più rappresentative. Tra i brani in scaletta sono particolarmente legato a “Sopra i vetri” e ad “Aveva un taxi nero”, quest’ultima scritta da Dario Fo. Anche “Quando il sipario calerà” è a mio avviso particolarmente toccante ed efficace».

Chi è per lei Jannacci?

«Enzo Jannacci è un artista unico, un cantante inimitabile e infatti io non mi azzardo nemmeno ad imitarlo, cerco di portare in scena le sue canzoni e le sue storie nel miglior modo che posso. Ci sono delle analogie con Gaber, anche lui aveva una vena surreale poi le strade si sono allontanate anche se hanno (abbiamo) sempre avuto un denominatore comune: Milano».

Cosa vuole trasmettere con questo spettacolo?

«Spero che da questo spettacolo emerga l’originalità del personaggio. Jannacci, attraverso la sua creatività, ci invita ad affermare ciò che siamo senza voler per forza imitare gli altri».

“Ci vuole orecchio” sarà in scena venerdì 14 e sabato 15 alle 20. 30, domenica 16 alle 16. Sabato alle 12 il pubblico potrà anche incontrare la compagnia nelle sale del Ridotto del Comunale Abbado. Posti da 8 a 32 euro. Si accede solo con Green pass e mascherina Ffp2. Per informazioni, dettagli e biglietti: www.teatrocomunaleferrara.it, tel. 0532.202675.

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