Gli anni neri di Ferrara tra peste e alluvioni L’ospedale e gli sventurati del Boschetto
Viaggio in un passato che ritorna, quando malattie e calamità naturali misero in ginocchio il nostro territorio
LA STORIA
Tra il 1348 e il 1630 la peste flagellò Ferrara. E sebbene le testimonianze a noi pervenute siano spesso più utili a definire la successione cronologica delle epidemie che la natura delle stesse, e la nascente trattatistica sul morbo proponesse composti a base di ingredienti noti per le loro proprietà anti tossiche, l’unica e più efficace misura sanitaria per difendersi dal contagio era l’isolamento dei malati.
IL GRANDE OSPEDALE
Tra le prime città italiane che affrontarono la pressante esigenza di costruire idonee strutture lontano dai centri abitati, si annovera Ferrara, dove si usufruì dell’eredità di Peregrino Punzinella, un marangone (carpentiere, falegname) morto appunto di peste, che nel 1464 aveva lasciato tutti i suoi beni al Comune affinché avesse provveduto alla costruzione di un «edificium et hospitale dignum pro pestiferatis». Venne individuato il luogo più adatto allo scopo, un’isoletta boscosa nel Po, all’occidente della città, tra Mizzana e Cassana (detta poi Boschetto degli ammorbati) dove situare il grande complesso ospedaliero di S. Sebastiano o S. Rocco. Dopo una lunga trattativa condotta per aggiudicarsi ad un prezzo ragionevole quel terreno, in verità di pochi ettari e scarsissimo reddito, ma soggetto a un avido mercanteggiamento, lo si ottenne, anche per volontà del duca Borso, al prezzo di duemila lire. I lavori iniziarono nel 1466 su progetto di Pietro di Benvenuto degli Ordini, che prevedeva una grande costruzione in muratura, un cortile con una cisterna «bella et magnifica» di creta e pietre, con i muri «smaltati e sbianchezatti» internamente, e «zofranati» esternamente e pozzi ben rifiniti. Le colonne dei chiostri, che collegavano le camere d’isolamento, avrebbero dovuto essere in laterizi, di forma tonda od ottagonale, con basi e capitelli incisi. Cessata l’emergenza, i lavori subirono un rallentamento, ma nel 1486 si deliberò di portare a termine la costruzione, visto che da alcuni anni la città era stata colpita dal morbo.
IL RENO NEL PO
Non bastando l’eredità del Punzinella, si fece ricorso al «curioso ripiego di dare una penale ai contravventori dei Regolamenti annonari e si impose una tassa a coloro che in quel Carnevale vollero fare feste da ballo e di altre cose non necessarie», in modo che il grande edificio venisse compiuto nel 1493, anno in cui sembrava avvicinarsi l’ennesima pestilenza. Tetri tasselli di microstoria ferrarese documentano che quando, di contrada in contrada, cominciava ad infierire la peste, un dolente corteo di barche conduceva gli sventurati al Boschetto, da cui ben pochi sarebbero tornati. Passavano per la «porta della Gosmaria», dove stazionava il notaio deputato a redigere gli inventari delle loro «robe da purgare». Ma sia perché, giunte al Boschetto, tali «robe» venivano ammassate alla rinfusa, sia perché, una volta «nette e purgate» e riportate in città, venivano immagazzinate con lo stesso criterio, succedeva spesso che, non sapendo di chi fossero, se ne facesse creditore il Comune e le cedesse a pizamorti (beccamorti), barcaroli (nauti) e barbieri (praticavano operazioni di bassa chirurgia).
All’ospedale, di cui si racconta che «avesse cento cellette con un longhissimo portico sostenuto da suoi collonati», si continuò a lavorare per gran parte del Cinquecento, quando si riscontra la presenza di una fornace per produrre mattoni in loco. Altri restauri si disposero dopo il terremoto del 1570. E intanto si facevano sentire le conseguenze dell’immissione del Reno nel Po di Ferrara nei pressi di Porotto: rovinose alluvioni minacciavano con implacabile frequenza la navigabilità del fiume e in pochi decenni interrirono il passaggio navigabile, l’isolotto del Boschetto si saldò alla terraferma e venne così meno il motivo per cui il grande ospedale era sorto in quel luogo.
Marcella Marighelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
