La Nuova Ferrara

LE ORIGINI 

Settecento anni in farmacia Estensi, cardinali e medicinali clandestini

Margherita Goberti
Settecento anni in farmacia Estensi, cardinali e medicinali clandestini

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Oggi come mai la farmacia è diventata un punto di riferimento per tantissime persone. Forse in pochi sanno che le prime notizie degli speziali ferraresi risalgono al 1310, ben 712 anni fa, e si trovano nel libro di Luigi Leone Cittadella. Egli scrive che nel 1348 nella nostra città c’era la spezieria detta del “Calamella” di Calamella Tavelli che nella stessa epoca fondava anche nella Cattedrale la “cappellania” sotto l’invocazione di San Giovanni. Nel 1371 il Codice Miniato con gli statuti dell’arte degli speziali stabiliva che a capo dell’Arte vi fossero due Massari con il compito di riconoscere ed approvare chi vi potesse far parte. Sempre il Cittadella ricorda che nel 1503 si incendiò la spezieria Diamante che si trovava in piazza e che nel 1515 vi erano molte spezierie tra cui la Fontana, la Corona, l’Annunziata, la Colonna, la Banca dei Callegari, la Pigna, il Melone, il Pavone, il Gallo, la Luna, il Leone, la Loggia, i Servi, l’Elefante, la Cicogna, ed altre quattro senza nome. Nel 1545 la farmacia Alicorno (Liocorno) fu gestita prima da Tommaso Visconti e poi da Jacopo Peretti entrambi di Lucca.

Con gli Estensi fu deciso che un medico autorizzato controllasse l’attività degli speziali ed il primo fu Luigi o Lodovico Anguillara e nel 1570 Alfonso Pantia (o Panza), remunerati con cinquanta scudi l’anno.

DUE SECOLI

Nel 1603 sempre nel ducato ormai sotto il papa, era stata pubblicata la prima tariffa dei medicinali; tra i prodotti, l’olio di scorpione contro la peste, il sale volatile e quello fisso di vipera, olio di cranio umano, i grassi di struzzo e quello umano. Nel 1723 il medico autorizzato ai controlli fu il professor Nigrisoli che pubblicò un metodo di preparazione dei diversi farmaci in latino a cui ne seguì un altro in italiano nel 1799 di Antonio Campana. Papa Pio VI nel 1778 rese obbligatori per l’esercizio della farmacia, gli studi universitari ma regolamentata la qualifica degli speziali era naturale che ai droghieri si ponessero limiti nella vendita dei medicinali e per cercare una soluzione vi fu un avviso del medico delegato del dipartimento del Basso Po che nel 1803 stabilì una pena pecuniaria contro i trasgressori; un terzo di questa sarebbe stata data al denunziante che poteva rimanere segreto. Già in precedenza il cardinal Carafa per bloccare la vendita abusiva dei medicinali aveva stabilito una pena pecuniaria arrivando alla pena di morte per i responsabili quando gli effetti sui pazienti fossero risultati nefasti.

DOPO L’UNITà D’ITALIA

Nonostante tutti i provvedimenti nel 1869 la Prefettura di Ferrara pubblicò un nuovo avviso per i droghieri che continuavano a vendere medicinali al minuto, che li custodivano in modo inadeguato e non registravano sull’apposito libro carico e scarico delle principali sostante venefiche e pericolose. Le multe per varie irregolarità, non si fecero attendere e colpite furono le farmacie di Quartesana (senza nitrato d’argento), Vigarano Mainarda senza il registro dei veleni, Viconovo con l’estratto di rabarbaro deteriorato, Francolino dove si somministravano clandestinamente medicinali ai poveri contadini, Marrara dove l’assistente non aveva il diploma così a Gaibana dove era il figlio del farmacista senza titolo di studio; tutto regolare invece a Pontelagoscuro. Dal 1889 il Regolamento Sanitario precisava che in tutti i Comuni dove non esisteva il servizio notturno, toccasse al farmacista essere disponibile. E nel 1892 il Comune di Ferrara lo impone anche nella nostra città e che dal 1° gennaio 1696 avrebbe fatto servizio notturno la Farmacia Navarra. Grandi riconoscimenti ebbero negli anni alcuni farmacisti ferraresi.

VERSO IL ’900

Nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna fu premiato il rosolio coca boliviana di Nicolò Zeni di via Ripagrande; all’Esposizione di Bologna del 1888 medaglia alla farmacia Navarra per lo sciroppo china-ferro-arsenicale e per il linimento. La Farmacia Sempreviva fuori Porta Reno produsse la Chinetta – Urgon liquore euforico, premiato dal Re d’Italia; quella di via Mazzini nel 1889 ebbe un riconoscimento per pillole ricostituenti, quella di Cortevecchia addirittura ebbe le massime onorificenza alle Esposizioni di Filadelfia, Vienna, Roma e Napoli ed a Bondeno si preparava una mistura per la pertosse o tosse asinina molto efficace; negli anni ’30 si pubblicizzava nella farmacia San Benedetto, l’Emogenol contro l’anemia e neurastenia ed alla Perelli la Limoncina un purgante e rinfrescante, da Morsiani lo yogurt Maya Bulgara.

Un altro servizio era quello degli ambulatori annessi alla farmacia; così da Navarra, nel 1903 presso i Cappuccini di Porta Po che poi si trasferì in via Ariosto; da Zeni in Cortevecchia con anche gabinetto di analisi oppure come ricorda Giuseppe Longhi sempre qui si ritrovavano avvocati, intellettuali per giocare a carte o scacchi mentre nella farmacia Bragliani andavano i liberali e gli sportivi.

Margherita Goberti

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