La Nuova Ferrara

MEMORIE A ferrara 

I genocidi dei popoli tragedie universali Un festival partendo dal dovere di ricordare

Valentina Bacilieri
I genocidi dei popoli tragedie universali Un festival partendo dal dovere di ricordare

Dal 25 al 30 gennaio la prima edizione della rassegna  L’ideatore Ovadia: «Restituiamo dignità alle vittime»

3 MINUTI DI LETTURA





Uno sguardo nuovo e inedito nel segno di una memoria universale che abbraccia tutti i popoli vittime di genocidi: alla sua prima edizione si apre il Festival delle Memorie, il progetto ideato da Moni Ovadia, in programma al Teatro Comunale di Ferrara dal 25 al 30 gennaio.

Sei giorni di incontri, approfondimenti, spettacoli, concerti, promossi dalla Fondazione Teatro Comunale e dedicati al ricordo dell’immane tragedia della Shoah con una riflessione estesa ad altre stragi di massa che hanno segnato la storia recente, da quella degli Armeni ai Tutsi in Ruanda, dai Curdi allo sterminio nazista di Sinti, Rom, omosessuali, accanto a quella degli Ebrei.

dal talmud in poi

«“Chi salva una vita salva il mondo intero” è una frase fondamentale del Talmud che attribuisce alla memoria il suo significato. Questo progetto restituisce quindi dignità, giustizia e vicinanza a tutti coloro i quali sono stati vittime di genocidi, di soprusi e di efferatezze», ha spiegato il direttore Moni Ovadia. «Il Festival, primo in Italia, amplia lo scenario della Giornata della Memoria istituita proprio all’inizio del 2000. Personalmente auspico un nuovo umanesimo che possa arrivare alle coscienze dei più giovani per accettare tutte le diversità», ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli.

Il Festival si propone di costruire una memoria universale attraverso testimoni e voci autorevoli come le scrittrici Antonia Arslan, Yolande Mukagasana e lo storico Franco Cardini che, a partire dal ricordo delle persecuzioni e dello sterminio di sei milioni di Ebrei, punti l’attenzione anche sui crimini perpetrati ad altre minoranze.

«La memoria legata alla Shoah ha indubbiamente svolto un ruolo importante nel far emergere i valori generati dalla consapevolezza che il concetto di memoria, appunto, proietta il proprio significato ben al di là del ricordo o della pur legittima celebrazione di un lutto immenso, per configurare un’intera cultura di ripulsa della violenza e della sopraffazione», ha aggiunto Ovadia citando il grande cammino compiuto negli anni dalla Germania che ha scelto di rimettersi in discussione ponendosi questioni laceranti.

nÈ ideologie nÈ giudici

Come è stato affermato anche dal curatore Marcello Corvino, il Festival delle Memorie non si fonda su alcuna ideologia, non vuole essere un tribunale e non si erge a giudice. Il suo scopo è invece quello di offrire un contributo artistico e culturale di promozione della pace e incontro tra le genti. Parte dell’opinione pubblica ha scoperto che, solo limitandosi all’analisi del secolo breve, l’umanità ha conosciuto il genocidio della Namibia, quello armeno, lo sterminio nazista, le stragi di massa in Manciuria, i crimini staliniani, le persecuzioni del popolo curdo, il genocidio interno del popolo cambogiano, le stragi dell’ex Iugoslavia, il genocidio dei Tutsi, le persecuzioni degli Uiguri, dei Rohingya, del popolo Sahrawi.

«Ricordo che dal 1991 al 1998 in Algeria sono state uccise 500 mila persone perché moderatamente islamiche e non legate all’integralismo – ha detto durante la presentazione Vittorio Sgarbi, presidente di Ferrara Arte, esprimendo orgoglio per il programma –. Il teatro deve essere la realtà, la vita, il presente. Oggi sono particolarmente felice di questo progetto e della mia Ferrara che è la prima ad avere in Italia un Festival delle Memorie».

monito per il futuro

In una città particolarmente sensibile verso la comunità ebraica, il Festival nasce così per dare voce alla volontà di conservare la testimonianza di ogni discriminazione e violenza di stampo razziale, poggiando sull’idea che la memoria della Shoah, nella legittima e sentita celebrazione di un lutto immenso, possa costituire non soltanto un monito per il presente e un indelebile ricordo, ma anche configurare un’intera cultura di rifiuto della violenza e della sopraffazione.

Valentina Bacilieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google