“Dolore sotto chiave” e “Sik-Sik” da domani sul palco dello Storchi
Domani e venerdì alle 20.30, sabato alle 19 e domenica alle 16 al teatro Storchi di Modena (largo Garibaldi) va in scena un dittico che riunisce “Dolore sotto chiave” e “Sik-Sik”, l’artefice magico, gli atti unici di Eduardo De Filippo. Carlo Cecchi dà loro corpo e voce, firmando anche la regia: due maestri per due testi in cui comicità, teatro di tradizione napoletana, poesia e toni noir convivono. Un’occasione per apprezzare il teatro di De Filippo, fra divertimento e riso amaro. In scena accanto a Cecchi i suoi attori storici – Angelica Ippolito e Vincenzo Ferrera – e i nomi più giovani Dario Iubatti, Remo Stella e Marco Trotta. “Dolore sotto chiave” nasce come radiodramma nel 1958 ed è andato in onda l’anno successivo con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco e Lucia Capasso.
Nel “Dolore sotto chiave” torna in scena il tema della morte, affrontato da Eduardo in tante sue opere, in chiave comica, seria o semiseria: da “Requie a l’anema soja”, al primo atto di “Napoli milionaria!” fino al parodistico funerale dell’ultimo lavoro, Gli esami non finiscono mai. In questo atto unico a tenere la scena non sono le conseguenze della morte di Elena, ma una vita che non è più tale perché qualcuno ha deciso di sottrarre un lutto alle sue leggi naturali.
“Sik-Sik” l’artefice magico, scritto nel 1929, è uno dei capolavori del Novecento da cui nasce tutto il teatro di Eduardo. «Come un film di Chaplin – afferma Carlo Cecchi – è un testo immediato, comprensibile da chiunque e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro». “Sik-Sik” (in napoletano “sicco” significa secco, magro) è un illusionista maldestro e squattrinato che si esibisce in teatri di basso ordine con la moglie Giorgetta e la spalla Nicola. Una sera il compare non si presenta in tempo e “Sik-Sik” decide di sostituirlo: ma con il ripresentarsi di Nicola poco prima dello spettacolo, i due iniziano a litigare e i numeri di prestigio finiscono in un disastro. «Partecipai all’edizione del 1980 – ricorda Luca De Filippo in un’intervista – allora ero giovane, fu un momento bellissimo. Avevo già fatto parti importanti, ma nel ruolo di Rafele riuscii per la prima volta a far ridere mio padre».
Accesso con Green pass rafforzato e Ffp2. Per info e biglietti: 059 .2136021.
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