“Il corpo, un luogo” Ecco la conoscenza del sé attraverso il teatro danza di Zangirolami e Pedriali
Venerdì alle 17 nella suggestiva cornice veneziana di Palazzo Bembo in scena lo spettacolo della coreografa rodigina e del regista copparese
il progetto
Lo spettacolo di ricerca “Il corpo, un luogo”, della coreografa e danzatrice rodigina Romina Zangirolami – realizzato in collaborazione con il regista copparese Davide Pedriali – approda a Venezia nella suggestiva cornice di Palazzo Bembo, sul Canal Grande; già sede della Biennale veneziana e rinnovata location espositiva in occasione dell’evento promosso da Itsliquid – curato da Luca Curci – “The body language” International Art Exhibition 2022.
Lo spettacolo (previsto per venerdì alle 17) è un esempio di teatro danza del nuovo millennio. Nato da una collaborazione nel 2021, e realizzato durante sette giorni di residenza teatrale, lo spettacolo incarna pienamente lo spirito della contemporaneità; in esso diverse arti performative confluiscono per ottenere un risultato coeso e intenso dove il “corpo nudo” dell’artista diviene il protagonista assoluto. Nudo mai così necessario e funzionale al risultato ottenuto; un atto di maturità per una danzatrice giunta al culmine di un lungo percorso di lavoro che proprio sul corpo ha avuto il focus principale.
Zangirolami, affidandosi a una regia totalmente in linea con l’obiettivo principale del progetto, propone al pubblico una performance inaspettata, diretta e soprattutto consapevole, mai pruriginosa; volontariamente priva di connotazioni sessuali disturbanti, e ancor meno accattivanti. La Zangirolami, già autrice del progetto (e protagonista più volte nella nostra provincia, è stata direttrice del De Micheli Danza festival a Copparo) , imbastisce una performance che si sviluppa partendo da un concetto molto complesso da tradurre in danza, ovvero “il corpo come luogo”.
IL LEGAME ARTISTICO
Una ricerca formale che l’artista inizia scegliendo la fotografia e la scrittura – curate da Pedriali – per poi tradurre le immagini di nudo ottenute, e i testi creati ad hoc per il progetto, nel punto di partenza per una ricerca performativa sul movimento. Col fermo intento di eliminare a priori ogni tentativo di esplorazione del bello fine a se stesso. Lo spettacolo si sviluppa, in un tempo relativamente breve, attraverso un percorso di “stazioni” (luoghi) di conoscenza del sé; dalla nascita alla conquista della verticalità, dalla scoperta del corpo a quella dell’altro da sé e, in fine, alla conquista del proprio corpo inteso come luogo. Un percorso emotivo, organico e diretto, a volte doloroso, nel quale il corpo della danzatrice tende a perdere il genere connotante, quello femminile, per aprirsi a un significato più ampio ed inclusivo di Genderless.
Dice la stessa Zangirolami: «La danza oggi sta vivendo un lungo periodo di transizione, con un principio di rinascita che tarda sempre ad arrivare, per cause note e per un tentativo complesso di ripresa generale che l’Italia, e il mondo intero, sta tentando di attuare. Percorsi come quelli curati da Curci creano realmente un movimento di ampio respiro internazionale; un modo dinamico per proporre l’arte a 360º e per mostrarla ad un pubblico ampio e variegato».
«La danza, così come il teatro – conclude Zangirolami – sono per l’Italia realtà imprescindibili: da valorizzare e supportare senza esitazioni in quanto ambiti di lavoro completi che, se funzionanti, producono risultati concreti e soprattutto generano cultura, una parola ormai svuotata del suo valore più nobile mai così necessaria come ora per rendere la nostra quotidianità più sopportabile».
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